related_results_labels({"version":"1.0","encoding":"UTF-8","feed":{"xmlns":"http://www.w3.org/2005/Atom","xmlns$openSearch":"http://a9.com/-/spec/opensearchrss/1.0/","xmlns$georss":"http://www.georss.org/georss","id":{"$t":"tag:blogger.com,1999:blog-1174490388107793322"},"updated":{"$t":"2009-12-08T07:05:18.754-08:00"},"title":{"type":"text","$t":"COMUNICAZIONE CONDIVISO"},"subtitle":{"type":"html","$t":"Pensiero libero sulla bigenitorialita' e sui diritti dei figli minori nella separazione"},"link":[{"rel":"http://schemas.google.com/g/2005#feed","type":"application/atom+xml","href":"http://comunicazionecondiviso.blogspot.com/feeds/posts/default"},{"rel":"self","type":"application/atom+xml","href":"http://www.blogger.com/feeds/1174490388107793322/posts/default/-/media?alt\u003djson-in-script\u0026max-results\u003d7"},{"rel":"alternate","type":"text/html","href":"http://comunicazionecondiviso.blogspot.com/search/label/media"},{"rel":"hub","href":"http://pubsubhubbub.appspot.com/"},{"rel":"next","type":"application/atom+xml","href":"http://www.blogger.com/feeds/1174490388107793322/posts/default/-/media/-/media?alt\u003djson-in-script\u0026start-index\u003d8\u0026max-results\u003d7"}],"author":[{"name":{"$t":"Giorgiogal"},"uri":{"$t":"http://www.blogger.com/profile/12301017300575041691"},"email":{"$t":"noreply@blogger.com"}}],"generator":{"version":"7.00","uri":"http://www.blogger.com","$t":"Blogger"},"openSearch$totalResults":{"$t":"29"},"openSearch$startIndex":{"$t":"1"},"openSearch$itemsPerPage":{"$t":"7"},"entry":[{"id":{"$t":"tag:blogger.com,1999:blog-1174490388107793322.post-5178949480766385423"},"published":{"$t":"2009-12-01T14:55:00.000-08:00"},"updated":{"$t":"2009-12-01T15:06:25.965-08:00"},"category":[{"scheme":"http://www.blogger.com/atom/ns#","term":"media"}],"title":{"type":"text","$t":"La Sindrome di Alienazione Genitoriale. Articolo medico-scientifico"},"content":{"type":"html","$t":"\u003ca href\u003d\"http://3.bp.blogspot.com/_oqS7n0QEWXE/SxWhI7AULVI/AAAAAAAABUQ/w6JItDYqvvA/s1600/pas.jpg\" imageanchor\u003d\"1\" style\u003d\"clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;\"\u003e\u003cimg border\u003d\"0\" src\u003d\"http://3.bp.blogspot.com/_oqS7n0QEWXE/SxWhI7AULVI/AAAAAAAABUQ/w6JItDYqvvA/s320/pas.jpg\" /\u003e\u003c/a\u003eLa Sindrome di alienazione genitoriale stenta a essere riconosciuta nei tribunali italiani. Ci occuperemo nelle prossime settimane dei primi timidi casi accertati di effettivo riconoscimento di questa patologia nelle sentenze di separazione mentre vogliamo ora a segnalare come la comunità medico-scientifica abbia di recente ufficialmente riconosciuto la PAS: pubblichiamo nello specifico un articolo \u003cspan id\u003d\"fullpost\"\u003edella rivista scientifica \"Pediatria Preventiva e Sociale\", organo della Sociatà Italiana di Pediatria Preventiva e Sociale \u003ca href\u003d\"http://www.sipps.it/\"\u003eSIPPS\u003c/a\u003e apparso sul numero 3-4 2009 a firma di Vittorio Vezzetti, già presidente dell'associazione \u003ca href\u003d\"http://www.adiantum.it/\"\u003eADIANTUM\u003c/a\u003e, noto pediatra lombardo.\u003cbr /\u003e\u003cbr /\u003e\u003cb\u003e\u003cspan style\u003d\"font-size: large;\"\u003eLa sindrome di alienazione genitoriale -\u0026nbsp; PAS: una nuova malattia chiede di affacciarsi nei tribunali?\u003c/span\u003e\u003c/b\u003e\u003cbr /\u003e\u003cbr /\u003eLa PAS è una sindrome cioè una associazione di segni e sintomi, di cui si è avuta da sempre l’impalpabile percezione –specie, ma non solonelle cause di affidamento– ma che è stata identificata compiutamente e concretamente solo nel 1985 da Richard Gardner (1), grandissimo e compianto neuropsichiatra infantile e psicanalista statunitense.\u003cbr /\u003eIn Italia è stata introdotta dal prof. Gulotta (2), ordinario di psicologia forense dell’Università di Torino; poco importa che, attualmente, essa non sia ancora inserita nel DSM IV: nella maggior parte dei paesi europei essa è accettata e considerata una situazione gravemente pregiudizievole al pari dello stalking.\u003cbr /\u003eIn Florida è considerata una malattia indipendentemente dal fatto che essa non sia inclusa nel DSM IV. Talora essa può far parte della sindrome di Turkat, o Mother malicious syndrome: una specie di stalking, di atteggiamento persecutorio in cui la volontà di nuocere all’ex partner include tra le sue modalità anche la manipolazione dei figli con gravi ripercussioni (3). La caratteristica principale di questa importantissima sindrome, la PAS, che ci consente di spiegare fenomeni altrimenti non comprensibili, è la campagna di indottrinamento da parte di un genitore – per Gardner la madre in circa il 90% dei casi – associata al contributo personale e attivo da parte del figlio. Il tutto in assenza di motivi obiettivi che spieghino questa animosità da parte del bimbo. Gardner per questa osservazione scientifica fu anche accusato di essere sessista ma, ribatteva lo studioso, dire che sono più comunemente le madri ad alienare i figli, equivale a dire che ad aver comportamenti pedofili sono più facilmente gli uomini o che il tumore al seno è malattia più frequentemente femminile: si tratta di semplici osservazioni scientifiche prive di intenti discriminatori.\u003cbr /\u003e\u003cbr /\u003eI soggetti più facilmente condizionabili e plasmabili sono i figli unici o comunque privi di altre figure importanti, con scarsa autonomia e autostima; il bimbo è poco condizionabile fino ai 2 anni, poi la sua plasmabilità aumenta fino ai 7-8 anni per rimanere stazionaria fino ai 15.\u003cbr /\u003eTra gli aspetti più importanti che caratterizzano la sindrome ricordiamo:\u003cbr /\u003e1. Campagna denigratoria -che inizia spesso con l’impedimento delle visite e la colpevolizzazione del genitore\u003cbr /\u003e2. Sostegno al genitore alienante da parte del bimbo nelle situazioni di conflitto \u003cbr /\u003e3. Allargamento della denigrazione e della ostilità verso la famiglia del genitore bersaglio (nonni, zii ecc.)\u003cbr /\u003e4. Assenza di senso di colpa anche in riferimento alla strumentalizzazione in campo legale\u003cbr /\u003e\u003cbr /\u003eGardner ha evidenziato che tale situazione sfocia spesso nella psicopatologia: i bimbi alienati, che si trovano a vivere in situazioni di forte tensione intergenitoriale, soffrono più spesso dei coetanei, in tenera età, di regressione, ansia, paura immotivata del genitore bersaglio e, se più grandi, scarso rendimento scolastico fino all’abbandono degli studi, di sindromi ansioso-depressive, di anoressiabulimia, bullismo, insonnia, enuresi, disturbi psicosomatici. Talora manifestazioni di tipo psichiatrico: schizofrenia, psicosi paranoide, suicidio, tossicodipendenza, alcolismo. La prevenzione consiste soprattutto nello sviluppare relazioni forti e sane con la prole ma per questo è richiesto anche un adeguato tempo di coabitazione.\u003cbr /\u003eAncora oggi, nonostante evidenze scientifiche inoppugnabili circa i vantaggi di una concreta bigenitorialità (4), in Italia il tempo teorico che il genitore non collocatario prevalente trascorre con la prole per decisione del magistrato non supera la media del 17% (con valori medi decisamente inferiori per i bambini sotto i 12 anni, fino a casi limite sotto l’1%.\u003cbr /\u003e\u003cbr /\u003eLa scelta del genitore collocatario prevalente, che tra l’altro spesso non avviene in altri Paesi più progrediti, pare ancora risentire di stereotipi culturali che, se da un lato paiono sancire impari opportunità in ambito affidativo per gli uomini, dall’altro consolidano più insidiose e speculari impari opportunità nei settori della vita sociale per il genere femminile: la donna separata fatica a progredire nella vita sociale, lavorativa e culturale anche perchè la magistratura non interviene quasi mai nei confronti dei padri assenti e conforta quindi la figura di mera fattrice e angelo del focolare dell’immaginario popolare.\u003cbr /\u003eRitornando dalla pratica alla teoria: ovviamente non tutti i casi di PAS sono eguali; infatti Gardner distingueva, grazie a una griglia da lui ideata, 3 livelli: lieve, medio, grave. \u003cbr /\u003e\u003cb\u003eTabella 1 - Diagnosi differenziale dei tre tipi di Sindrome di Alienazione Genitoriale\u003c/b\u003e\u003cbr /\u003e\u003cbr /\u003e\u003cdiv class\u003d\"separator\" style\u003d\"clear: both; text-align: center;\"\u003e\u003ca href\u003d\"http://4.bp.blogspot.com/_oqS7n0QEWXE/SxWbk6sZgZI/AAAAAAAABT4/vzZIh9EiEtQ/s1600/tabella1.jpg\" imageanchor\u003d\"1\" style\u003d\"margin-left: 1em; margin-right: 1em;\"\u003e\u003cimg border\u003d\"0\" src\u003d\"http://4.bp.blogspot.com/_oqS7n0QEWXE/SxWbk6sZgZI/AAAAAAAABT4/vzZIh9EiEtQ/s640/tabella1.jpg\" width\u003d\"480\" /\u003e\u003c/a\u003e\u003cbr /\u003e\u003c/div\u003e\u003cbr /\u003eMa, una volta diagnosticata la PAS, qual è l’\u003cb\u003eapproccio terapeutico\u003c/b\u003e? Cosa si può fare?\u003cbr /\u003eSanzioni severe ed immediate erano la risposta di Gardner: multe, notti in guardina per il genitore non ottemperante agli obblighi di visita dell’altro genitore e quindi, non ottenendo risultati, inversione rapida della domiciliazione del bimbo. Un celebre studio di follow up di Gardner, che solo lui poteva effettuare grazie al prestigio che si era conquistato presso i tribunali americani, su 99 bambini alienati dimostrò che nel gruppo di 22 bambini in cui vennero presi drastici provvedimenti (inversione dell’affido o limitazione della frequentazione del genitore alienante) vi fu la attenuazione-fin quasi alla scomparsa- dei disturbi psicologici nel 100% dei casi. Invece peggioramenti si registrarono nel 90% dei casi nel gruppo di 77 bambini in cui non si attuò nessuna misura. \u003cbr /\u003eA tal fine Gardner teorizzò e attuò uno schema in 6 tappe -detto \u003ci\u003etransitional site program\u003c/i\u003e- per il rapido trasferimento della custodia dei bambini gravemente alienati: questo dimostra che l’immobilismo delle aule giudiziarie molto spesso non coincide col supremo interesse della prole (cambiar la domiciliazione del minore si può e si deve: sistemi bloccati su pregiudizi ideologici non fanno sempre l’interesse dei bambini).\u003cbr /\u003e\u003cb\u003eGià, ma chi, fra gli addetti ai lavori, ha letto questi studi e ne ha tratte le debite conclusioni?\u003c/b\u003e\u003cbr /\u003eApparentemente non molti se è vero che l’impostazione terapeutica prevalente in Italia è ancor oggi un improbabile percorso di ricostruzione della genitorialità consistente –in assoluto contrasto con l’esperienza di Gardner– in colloqui in ambiente neutro di frequenza mensile, quindicinale o settimanale.\u003cbr /\u003eL’auspicio è dunque che, così come per la conoscenza di altre condizioni pregiudizievoli, anche per la sindrome di alienazione genitoriale si verifichi una diffusione analitica dapprima nel mondo scientifico e, subito dopo, anche in quello forense (di PAS parlano 3 progetti di legge depositati alla Camera dei deputati, tra cui il pdl 2209 cui ho personalmente collaborato). Solo così, infatti, si potrà arrivare alla corretta gestione di situazioni di delicatezza estrema, lasciate attualmente troppo spesso alla improvvisazione e alla ipotetica buona volontà degli operatori.\u003cbr /\u003e\u003cbr /\u003e\u003cb\u003eTabella 2 - Trattamento differenziale dei tre tipi di Sindrome di Alienazione Genitoriale\u003c/b\u003e\u003cbr /\u003e\u003cbr /\u003e\u003cbr /\u003e\u003cdiv class\u003d\"separator\" style\u003d\"clear: both; text-align: center;\"\u003e\u003ca href\u003d\"http://1.bp.blogspot.com/_oqS7n0QEWXE/SxWd6UF4gsI/AAAAAAAABUA/nDvl_2x1rkc/s1600/tabella2.jpg\" imageanchor\u003d\"1\" style\u003d\"margin-left: 1em; margin-right: 1em;\"\u003e\u003cimg border\u003d\"0\" src\u003d\"http://1.bp.blogspot.com/_oqS7n0QEWXE/SxWd6UF4gsI/AAAAAAAABUA/nDvl_2x1rkc/s640/tabella2.jpg\" width\u003d\"480\" /\u003e\u003c/a\u003e\u003cbr /\u003e\u003c/div\u003e\u003cbr /\u003e\u003cspan style\u003d\"font-size: large;\"\u003e\u003cb\u003eI danni da deprivazione genitoriale\u003c/b\u003e\u003c/span\u003e\u003cbr /\u003eAbbiamo visto precedentemente come uno dei fattori determinanti per la prevenzione della pericolosa sindrome di alienazione genitoriale, descritta da Richard Gardner, sia rappresentato dal tempo di coabitazione del genitore bersaglio con la prole.\u003cbr /\u003eSembrerebbe dunque che questo aspetto, oggetto di trattative spesso convulse in fase di separazione coniugale di coppie con figli, rivesta un ruolo importante per la salute mentale dei nostri figli. Ma esiste realmente una prova scientifica del benessere apportato ai figli dal fatto di poter avere rapporti continuativi con ambedue i genitori? Al di là di frasi fatte e scontate “è bello avere due genitori”, esiste una sicura evidenza scientifica dei benefici che ciò apporta ai figli? È dimostrato il danno della monogenitorialità, la nocività della prassi del 17% del tempo di coabitazione? Una mano a dirimere la vexata quaestio ce la dà un articolo fondamentale (4) pubblicato su una delle più importanti riviste pediatriche mondiali - Acta pediatrica - svolto da pediatri ed epidemiologi svedesi e australiani e finalizzato a verificare se il coinvolgimento paterno - concettualizzato come tempo di coabitazione, impegno e responsabilità - abbia influenze positive sullo sviluppo della prole.\u003cbr /\u003eGli studiosi hanno analizzato retrospettivamente 24 studi svolti in 4 continenti diversi e con durate dai 10 ai 15 anni. La conclusione è che, dopo aver depurato i dati da variabili socioeconomiche, in 22 studi su 24 si è avuta l’evidenza, con p\u0026lt;0.005, degli effetti benefici derivanti dal coinvolgimento di ambedue le figure genitoriali. In particolare si è visto che il coinvolgimento del padre migliora lo sviluppo cognitivo, riduce i problemi psicologici nelle giovani donne, diminuisce lo svantaggio economico e la delinquenza giovanile, riduce lo svantaggio economico nei ragazzi.\u003cbr /\u003eLa conclusione degli studiosi, provenienti da Paesi dove, dopo la separazione coniugale, al genitore non collocatario viene riconosciuto un diritto di visita pari al 25-30% del totale - e non il 17% -, è un appello alle autorità competenti affinchè ampliino i diritti di visita del non collocatario. Pur con la grossa difficoltà derivante dal fatto di riuscire a reperire campioni statisticamente significativi di figli coabitanti solo col padre, caso raro per via delle prassi dei tribunali, -pare che il danno della monogenitorialità colpisca in modo analogo i figli privati della madre (a sottolineare una sostanziale intercambiabilità dei ruoli).\u003cbr /\u003eNegli Usa molti studi hanno evidenziato i danni provenienti dall’assenza del padre -o per scelta del genitore o per volontà ostativa della genitrice- e tra questi sottolineerei American Journal of Public Health “I ragazzi con padre assente sono a più alto rischio per comportamenti violenti” e Survey on child health, 1993 U.S. Department of health and human services “Bambini che vivono senza un contatto con il loro padre biologico hanno il doppio delle probabilità di lasciare la scuola”: da questo deriva la necessità scientifica di sanzionare efficacemente sia il genitore che rinuncia al diritto-dovere di visita dei figli (anche se esistono evidenze che la assenza sia meno nociva della alienazione, della sottrazione o del conflitto), sia il genitore che ostacola i contatti della prole con l’altro genitore (5, 6).\u003cbr /\u003e\u003cbr /\u003eMa questo è un po’ difficile da pensare in Italia dove, in fondo, la \u003ci\u003edeprivazione genitoriale\u003c/i\u003e è quasi istituzionalizzata: solo nel 1996, per esempio, al tribunale di Varese era comune che il padre uscisse dalla prima udienza di separazione con un tempo globale di visita della prole pari allo 0.16% del totale: tre ore al sabato pomeriggio! Ancora un mese prima dell’entrata in vigore della legge sull’affido condiviso, sempre al tribunale di Varese, a due bambini di 3 e 5 anni era stato riconosciuto il diritto di vedere il loro papà, che viveva coi nonni paterni al piano di sopra della villetta bifamiliare, ben... 7 ore al sabato: dalle 14 alle 21; nessuna limitazione era stata posta al diritto di poter sentire i passi del papà sul soffitto durante la settimana! Quando, dopo 2 anni di su e giù per le scale, il padre si riconciliò con la madre e tornò a vivere al piano di sotto, il giudice non fece nessuna obiezione al ripristino dei tempi di coabitazione con la prole, a dimostrazione della grande confusione che ancor oggi si fa tra genitorialità e coniugalità: solo il coniuge può essere un buon genitore! Ovviamente nessuna sanzione viene abitualmente comminata al genitore assente: oggi è molto più facile in Italia voler essere genitore assenteista piuttosto che richiedere un maggior coinvolgimento col rischio di esser definiti “conflittuali”. Secondo l’osservatorio nazionale Adiantum (www.adiantum.it) il diritto- dovere di visita si colloca attualmente tra il 15 e il 17% del totale del tempo, molto meno per bambini sotto i 6 anni (posso citare casi sotto l’1% del tempo totale). E se un genitore non collocatario, in causa giudiziale di separazione, vuole essere più presente, ottiene migliori risultati comprando direttamente le ore dall’altro genitore che intentando una causa legale (il cosiddetto fenomeno della mercificazione dei bambini).\u003cbr /\u003eCome in tutte le cose anche nei danni da separazione conta il profilo genetico: Battaglia et al., dimostrano con uno studio su 700 gemelli identici norvegesi che i bambini geneticamente predisposti sottoposti a traumi da divisione dai genitori -lutti o separazioni coniugali “difficili”- in tenera età hanno elevate probabilità di soffrire da adulti di crisi di panico per una azione modificatrice sui centri bulbari della respirazione (7). La vulcanica e scientificamente prolifica prof.ssa Spence della Brisbane University ha dimostrato che i danni da deprivazione genitoriale sono quantitativamente equivalenti sia che a latitare sia il padre sia che sia la madre e che, comunque, sono mediamente meno gravi dei danni da conflitto e da alienazione e che i tassi di dissocialità minorile sono maggiori nei figli di coppie formalmente unite ma conflittuali che in quelli di coppie separate (a dimostrazione che ciò che conta non è il divorzio legale ma quello emotivo) (8-10). \u003cbr /\u003eI danni, poi, a parità di altre condizioni, prevalgono tra i 3 e i 6 (fobia del genitore, regressione, ansia) e i 10 e i 15 anni (ribellione, bullismo, dipendenze, problemi di rendimento scolastico per un periodo di 2-3 anni, anche se il 10% dei ragazzi sublima la crisi, si iperresponsabilizza e diventa il primo della classe). Sulla base di molte considerazioni prima elaborate, diversi studiosi francesi hanno posto l’accento sul maggiore utilizzo che si dovrebbe fare del cosiddetto affido alternato: al di là di anacronistiche considerazioni stereotipate, tipo quella de “i piccoli nomadi”, l’esperienza della Francia -paese ove il divorzio, come detto, esiste ininterrottamente dal 1792- è assolutamente positiva e fa ritenere che l’affido alternato consenta di eliminare i contenziosi su assegni di mantenimento, diritti di visita, alienazione genitoriale e coinvolgimento di ambedue i genitori. \u003cbr /\u003eSecondo Solint (11) questa modalità d’affido consente di incrementare la fiducia nei genitori, mentre per Jacuin e Fabre (12) i risultati globali sono ottimi per prole e genitori, e questi dati sono stati confermati da importanti studi svolti successivamente nei paesi anglosassoni (13): la stabilità degli affetti e dei sentimenti è più importante della stabilità del domicilio, specie in situazioni a rischio. Su oltre 800 studenti, figli di separati, del primo anno della facoltà di psicologia della Ulniversità dell’Arizona il prof. Fabricius alla domanda “A posteriori, quali ritieni dovessero essere i tempi di coabitazione presso i tuoi genitori? ottenne come risposta di gran lunga prevalente “Tempi paritetici”(14). \u003cbr /\u003e\u003cb\u003e\u003cbr /\u003eBibliografia essenziale\u003c/b\u003e\u003cbr /\u003e\u003ci\u003e1. Gardner RA. Recent trends in divorce and custody litigation. The Academy Forum, 29/2 pp. 3-7. New York: The American Academy of Psychoanalysis.\u003cbr /\u003e2. Buzzi I. La sindrome di alienazione genitoriale. In Separazione, divorzio e affidamento dei figli, a cura Cigoli V,Gulotta G, Santi G, Milano, Giuffré, 1997 3. Turkat I. The personality disorders: a psychological approach to clinical management. P, New York 1990.\u003cbr /\u003e4. Sarkadi A, Kristiansson R, Oberklaid F, Bremberg S. 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Family And Conciliation Courts Review 2000; 38 (4): 446-61.\u003cbr /\u003e\u003c/i\u003e\u003cbr /\u003e\u003c/span\u003e\u003cdiv class\u003d\"blogger-post-footer\"\u003e\u003cimg width\u003d'1' height\u003d'1' src\u003d'https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1174490388107793322-5178949480766385423?l\u003dcomunicazionecondiviso.blogspot.com' alt\u003d'' /\u003e\u003c/div\u003e"},"link":[{"rel":"replies","type":"application/atom+xml","href":"http://comunicazionecondiviso.blogspot.com/feeds/5178949480766385423/comments/default","title":"Commenti sul post"},{"rel":"replies","type":"text/html","href":"http://comunicazionecondiviso.blogspot.com/2009/12/sindrome-alienazione-genitoriale-pas.html#comment-form","title":"0 Commenti"},{"rel":"edit","type":"application/atom+xml","href":"http://www.blogger.com/feeds/1174490388107793322/posts/default/5178949480766385423"},{"rel":"self","type":"application/atom+xml","href":"http://www.blogger.com/feeds/1174490388107793322/posts/default/5178949480766385423"},{"rel":"alternate","type":"text/html","href":"http://comunicazionecondiviso.blogspot.com/2009/12/sindrome-alienazione-genitoriale-pas.html","title":"La Sindrome di Alienazione Genitoriale. 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Dal quotidiano Avvenire"},"content":{"type":"html","$t":"\u003ca href\u003d\"http://3.bp.blogspot.com/_oqS7n0QEWXE/SxOW1TpkwxI/AAAAAAAABTo/efndQSE4tNU/s1600/kid-holding-ears-because-of-parents-argument-over-drinking.jpg\" imageanchor\u003d\"1\" style\u003d\"clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;\"\u003e\u003cimg border\u003d\"0\" src\u003d\"http://3.bp.blogspot.com/_oqS7n0QEWXE/SxOW1TpkwxI/AAAAAAAABTo/efndQSE4tNU/s320/kid-holding-ears-because-of-parents-argument-over-drinking.jpg\" /\u003e\u003c/a\u003eDa \u003ca href\u003d\"http://www.avvenire.it/\"\u003eAvvenire\u003c/a\u003e - L'affido condiviso? «Non è applicato nei Tribunali». La responsabilità congiunta dei genitori? «Macché: ogni anno agli oltre 90 mila bambini che subiscono una separazione da loro non chiesta viene insegnato brutalmente che c’è un genitore che vince e uno che perde». Una denuncia gravissima, \u003cspan id\u003d\"fullpost\"\u003equella contenuta nella lettera che pubblichiamo in questa pagina. E che i più recenti dati Istat in fondo confermano: l’affido condiviso tra genitori, introdotto\u003cbr /\u003enel 2006 e che dovrebbe essere la regola in ogni procedimento di separazione,\u003cbr /\u003eviene sancito dai giudici nel 75 per cento dei casi. Media italiana: perché a leggere i dati più nel dettaglio, si scopre che a Lecce siamo al 35 per cento, a Messina al 40, a Catania al 60. «E meno male che ci sono tribunali come quelli di Firenze e Perugia, che con il loro 90 per cento di affidi condivisi tirano su la media», scherza Marino Maglietta, fondatore dell’associazione Crescere Insieme e tra i promotori della legge del 2006.\u003cbr /\u003e\u003cbr /\u003eMa non è solo una questione di percentuali. Già perché, proprio come rileva tra le righe la lettera di Fabio Barzagli, anche laddove c’è l’affido condiviso – che nello spirito della legge prevede una uguale responsabilità educativa tra genitori e di conseguenza la scomparsa del \"genitore prevalente\" – moltissimi giudici mettono per iscritto tutto: quando il papà deve andare a prendere a scuola i figli, gli orari e i giorni di visita, quanti sabati in un mese, quante sere alla settimana... «È proprio così: l’affido condiviso per molti giudici è solo un’etichetta, un passaggio formale.\u003cbr /\u003e\u003cbr /\u003eNella sostanza continua a esserci il genitore con cui il figlio vive e trascorre la maggior parte del tempo, e il genitore che ogni tanto sta con lui», si arrabbia Gian Ettore Gassani, a capo della battagliera Associazione degli avvocati matrimonialisti italiani (Ami). Spesso i giudici decidono l’affido condiviso ma ne tradiscono lo spirito anche stabilendo (quasi sempre per il padre) l’obbligo dell’assegno di mantenimento, quando invece la legge prevede che i genitori, entrambi affidatari, provvedano a «fornire personalmente al figlio i beni e i\u003cbr /\u003eservizi di cui ha bisogno». Un assegno et voilà, si nega al padre la possibilità di decidere volta per volta se al figlio serve una felpa o un giaccone, un libro o un telefonino.\u003cbr /\u003e«Una scelta che penalizza il figlio, al quale si toglie la gratificazione di ricevere attenzione ai suoi bisogni da parte di entrambi i genitori e di frequentarli entrambi nel quotidiano», aggiunge Marino Maglietta.\u003cbr /\u003eGiudici miopi? «Credo che i giudici agiscano così in perfetta buona fede – continua il presidente di Crescere Insieme –. È lo specchio della vecchia cultura per cui si pensa che in situazioni di contrasto tra i genitori sia meglio stabilire l’affido esclusivo a uno dei due. Ma è un errore: così si esaspera la conflittualità». E le famigerate madri che «non lasciano vedere i figli» ai padri – luogo comune che si sperava ormai in gran parte superata – ritornano sulla scena.\u003cbr /\u003e\u003cbr /\u003eNon è un caso se la legge sull’affido condiviso, ad appena tre anni e mezzo dalla sua approvazione, già necessita di una revisione. Le proposte sono molte, tra cui quella già depositata in Senato, che prevede tra l’altro l’obbligo di passare attraverso un centro di mediazione familiare prima della separazione. «La mediazione permette di superare il conflitto e di arrivare a soluzioni condivise» per il bene dei figli, conferma Goffredo Grassani, presidente della Confederazione dei consultori di ispirazione cristiana. «La legge sull’affido condiviso va integrata – è d’accordo l’avvocato Gian Ettore Gassani dell’Ami –. Per far scendere il tasso di conflittualità tra i coniugi bisogna che nella fase di separazione sia inserito il passaggio della mediazione familiare. Ma occorre anche risolvere il problema dell’impreparazione dei magistrati. Solo in pochissimi tribunali esistono sezioni di magistrati specializzati in diritto di famiglia».\u003cbr /\u003e\u003cbr /\u003e\u003cbr /\u003ePer chiarezza pubblichiamo anche la lettera al Direttore pubblicata de Avvenire alla quale fa menzione l'articolo:\u003cbr /\u003e\u003cbr /\u003e«Non ci sono genitori vincenti o perdenti»\u003cbr /\u003eCaro direttore,\u003cbr /\u003ein questi anni ho visto ahimè tante storie di separazioni, ho visto papà di sessant’anni ritrovarsi a vivere in 9 mq; ho visto papà di trent’anni gonfiarsi di panico perché la moglie voleva separarsi e correndo dall’avvocato/a faceva sapere che «i figli sono delle madri» e che devi prepararti con gli assegni perché d’ora in poi saranno loro a far compagnia ai bambini al posto tuo. L’affido condiviso ha iniziato a cambiare le cose; la legge vuole rimettere sui binari giusti la famiglia separata, dove continuare a far valere l’articolo 29 della Costituzione («Il matrimonio è ordinato sull’eguaglianza morale e giuridica dei coniugi») e l’articolo 30 («È dovere e diritto dei genitori mantenere, istruire ed educare i figli»). Ma l’affido condiviso non è applicato nei tribunali. Ogni anno agli oltre 90.000 bambini che subiscono una separazione viene insegnato che c’è un genitore che vince e uno che perde, un genitore migliore e uno peggiore.\u003cbr /\u003eIl migliore avrà l’80% del tempo del figlio, la casa e un assegno per i prossimi 10-15 anni. Così nelle separazioni si finisce per occuparsi di questi interessi, mettendo in secondo piano la famiglia e i figli. Nei tribunali l’affido condiviso non si applica, si applica la «legge inventata» del genitoremigliore e di quello peggiore.\u003cbr /\u003eFabio Barzagli\u003cbr /\u003e\u003c/span\u003e\u003cdiv class\u003d\"blogger-post-footer\"\u003e\u003cimg width\u003d'1' height\u003d'1' src\u003d'https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1174490388107793322-5575321178342169118?l\u003dcomunicazionecondiviso.blogspot.com' alt\u003d'' /\u003e\u003c/div\u003e"},"link":[{"rel":"replies","type":"application/atom+xml","href":"http://comunicazionecondiviso.blogspot.com/feeds/5575321178342169118/comments/default","title":"Commenti sul post"},{"rel":"replies","type":"text/html","href":"http://comunicazionecondiviso.blogspot.com/2009/11/laffido-condiviso-tradito-dai-giudici.html#comment-form","title":"0 Commenti"},{"rel":"edit","type":"application/atom+xml","href":"http://www.blogger.com/feeds/1174490388107793322/posts/default/5575321178342169118"},{"rel":"self","type":"application/atom+xml","href":"http://www.blogger.com/feeds/1174490388107793322/posts/default/5575321178342169118"},{"rel":"alternate","type":"text/html","href":"http://comunicazionecondiviso.blogspot.com/2009/11/laffido-condiviso-tradito-dai-giudici.html","title":"L’affido condiviso? «Tradito» dai giudici. 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FeNBi (Fed. Naz. per la Bigenitorialità) F. Nestola dichiara senza troppi giri di parole che \"non è possibile parlare di famiglia e genitorialità senza prevedere un tavolo specifico sui minori contesi nelle separazioni, argomento assolutamente centrale, anche in termini di incidenza numerica, per molteplici criticità dalle quali nascono altrettante violazioni dei diritti dell'infanzia: centrale per il sostegno alla genitorialità in costanza di matrimonio ma anche per la cronica negazione della bigenitorialità col sopraggiungere della crisi di coppia, per le asimmetrie ideologiche e valutative, per la labilità del concetto stesso di “prevalente interesse del minore” e l'uso strumentale che ne viene fatto, per l'interruzione giuridica del progetto genitoriale, per il fenomeno dei falsi abusi, per le sottrazioni internazionali, per le modalità di ascolto del minore, per le limitazioni della responsabilità genitoriale e gli incontri protetti, per l'inadeguatezza dei servizi territoriali, per le modalità operative del Tribunale per i Minorenni, per la possibilità di secretare gli atti e prendere provvedimenti inaudita altera parte, per la mancanza di un Tribunale unico della Famiglia, per la mancanza di un albo che abiliti gli psicologi dell'età evolutiva, per la carenza di criteri oggettivi nelle perizie, per il riconoscimento della PAS, per la carenza di formazione specifica degli operatori, e tanto altro ancora\".\u003cbr /\u003e\u003cbr /\u003eProsegue poi nella sua lucida e dura critica: \"La Conferenza Nazionale sui Diritti dell'infanzia si è trasformata nella Conferenza Nazionale sui problemi economici degli operatori che si occupano di infanzia.\u003cbr /\u003eProgetti approvati ma finanziati con anni di ritardo, start-up a cura delle ATS o delle singole associazioni, scuole senza strumenti e senza personale, progetti interrotti per mancanza di fondi, problemi fiscali del terzo settore, il ruolo degli istituti bancari, precarietà dei servizi, professionalità legate ai contratti a termine, differenza negli stanziamenti fra nord e sud d'Italia, etc. \u003cbr /\u003eTutti problemi reali e degni della massima considerazione, ma poco pertinenti col ventennale della Convenzione ONU. Ancora una volta, la conferma di come i problemi dei minori siano sottoordinati rispetto ai problemi degli adulti, anche di quegli adulti che si occupano di infanzia. \u003cbr /\u003eSe il congresso avesse avuto per titolo “Problemi e bisogni degli operatori a sostegno dell'infanzia” nulla da eccepire; visto che invece si doveva, in teoria, discutere dei diritti previsti dalla CRC, qualche perplessità rimane\".\u003cbr /\u003e\"Non so, forse ho sbagliato indirizzo\" - prosegue Nestola - da qualche parte a Napoli si discuteva di infanzia, ma sono andato nel posto sbagliato. \u003cbr /\u003eL'impressione è che, in un consesso riunitosi da tutta Italia per discutere dei diritti dell'infanzia, se fosse arrivato il Ministro Tremonti a dichiarare che avrebbe triplicato gli stanziamenti, il Congresso si sarebbe sciolto dopo due ore con una moltitudine di operatori in festa a fare la ola.\u003cbr /\u003eNon vorrei essere indotto a pensare che - in fondo - sia poco importante discutere dei dettagli del problema, mentre diventi assolutamente prevalente discutere dei fondi stanziati per potersi occupare del problema\".\u003cbr /\u003e\u003cbr /\u003eQuesta ricorrenza è stata anche l'occasione per diverse associazioni sparse su tutto il territorio nazionale che si occupano dei diritti dei bambini dopo la separazione dei genitori per manifestare la propria protesta davanti ai Tribunali di diverse città italiane (protesta che abbiamo appoggiato anche noi). La contemporaneità delle manifestazioni e la scelta della data non sono state certo casuali. Diffuso è il disagio che sono costretti a vivere i figli quando i genitori si separano e gli organizzatori della protesta hanno denunciato \"senza retorica i soprusi, le aberrazioni e le violenze che il \u003cb\u003eDivorzificio\u003c/b\u003e e l'\u003cu\u003eenorme business\u003c/u\u003e della \"tutela dell'Infanzia\" auto-produce, per accaparrarsi i finanziamenti stanziati dalle istituzioni preposte all'Infanzia.\u003cbr /\u003e\u003cbr /\u003e30.000 minori ospitati in case di accoglienza, per lo più sottratti ai loro genitori senza un'attenta verifica delle loro capacità, con un esercito di operatori sociali (in maggioranza in sub-appalto attraverso protocolli bilaterali) privi d’idonea qualifica professionale e di adeguata esperienza.\u003cbr /\u003e\u003cbr /\u003eMigliaia di padri in incontri protetti, madri in ostaggio di cooperative e centri di accoglienza, bambini utilizzati solo come fonte di reddito, con il preciso obiettivo di ospitarli il più a lungo possibile: questo il meccanismo infernale che fa \u0026nbsp;girare il business della \u003cb\u003etutela dei minori\u003c/b\u003e.\"\u003cbr /\u003e\u003cbr /\u003ePesanti critiche sono state rivolte anche nei confronti della non\u0026nbsp; corretta applicazione della legge 54/2006 sull'Affido Condiviso dei figli e \"sulle vergognose resistenze culturali dei giudici nell’affidare comunque alla madre la collocazione, la casa coniugale e l’assegno di mantenimento, con frequentazioni “ad ore”, in barba al sacrosanto principio della Bigenitorialità, sancito dalla legge stessa.\u003cbr /\u003eQuando lo Stato pretende di sostituirsi ai genitori e getta dalla finestra anche l’insostituibile figura e presenza de genitori e dei nonni - in teoria per il bene dei bambini, in pratica per un controllo sociale sul cittadino e sui suoi bisogni - cessa ogni garanzia del Diritto. Con un dispendio di risorse pubbliche quantificabili in milioni di euro, spesi dalle amministrazioni locali senza mai rendere pubblici i bilanci né le \"associazioni\" beneficiarie che gestiscono il business.\u003cbr /\u003e\u003cbr /\u003e(per maggiori informazioni sulla protesta:\u003cbr /\u003e\u003ca href\u003d\"http://www.gesef.org/20-novembre-giornata-mondiale-dellinfanzia-manifestazioni-di-protesta-in-tuttitalia-per-i-diritti-ne\"\u003ehttp://www.gesef.org/20-novembre-giornata-mondiale-dellinfanzia-manifestazioni-di-protesta-in-tuttitalia-per-i-diritti-ne\u003c/a\u003e\u003cbr /\u003e\u003ca href\u003d\"http://www.genitorisottratti.it/2009/11/in-tante-citta-italianepresenti.html\"\u003ehttp://www.genitorisottratti.it/2009/11/in-tante-citta-italianepresenti.html\u003c/a\u003e\u003cbr /\u003e\u003c/span\u003e\u003cdiv class\u003d\"blogger-post-footer\"\u003e\u003cimg width\u003d'1' height\u003d'1' src\u003d'https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1174490388107793322-8971793216250982764?l\u003dcomunicazionecondiviso.blogspot.com' alt\u003d'' /\u003e\u003c/div\u003e"},"link":[{"rel":"replies","type":"application/atom+xml","href":"http://comunicazionecondiviso.blogspot.com/feeds/8971793216250982764/comments/default","title":"Commenti sul post"},{"rel":"replies","type":"text/html","href":"http://comunicazionecondiviso.blogspot.com/2009/11/i-diritti-dei-minori.html#comment-form","title":"0 Commenti"},{"rel":"edit","type":"application/atom+xml","href":"http://www.blogger.com/feeds/1174490388107793322/posts/default/8971793216250982764"},{"rel":"self","type":"application/atom+xml","href":"http://www.blogger.com/feeds/1174490388107793322/posts/default/8971793216250982764"},{"rel":"alternate","type":"text/html","href":"http://comunicazionecondiviso.blogspot.com/2009/11/i-diritti-dei-minori.html","title":"I diritti dei minori tra buone intenzioni e business, tra delusioni e proteste"}],"author":[{"name":{"$t":"Giorgiogal"},"uri":{"$t":"http://www.blogger.com/profile/12301017300575041691"},"email":{"$t":"noreply@blogger.com"},"gd$extendedProperty":{"xmlns$gd":"http://schemas.google.com/g/2005","name":"OpenSocialUserId","value":"12588933086186260652"}}],"media$thumbnail":{"xmlns$media":"http://search.yahoo.com/mrss/","url":"http://4.bp.blogspot.com/_oqS7n0QEWXE/Swp1sAurI7I/AAAAAAAABTI/71rMt2_YfDM/s72-c/diritti-infanzia.jpg","height":"72","width":"72"},"thr$total":{"xmlns$thr":"http://purl.org/syndication/thread/1.0","$t":"0"}},{"id":{"$t":"tag:blogger.com,1999:blog-1174490388107793322.post-2326136546417015249"},"published":{"$t":"2009-11-16T03:57:00.000-08:00"},"updated":{"$t":"2009-12-03T02:20:52.844-08:00"},"category":[{"scheme":"http://www.blogger.com/atom/ns#","term":"media"}],"title":{"type":"text","$t":"Psicosi pedofilia e separazioni: tra false accuse, mostri presunti, business e danni sui bambini"},"content":{"type":"html","$t":"\u003ca href\u003d\"http://3.bp.blogspot.com/_oqS7n0QEWXE/SwE7xDarwEI/AAAAAAAABSw/9W0kDM8WD0U/s1600/presuntocolpevole.jpg\" imageanchor\u003d\"1\" style\u003d\"clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;\"\u003e\u003cimg border\u003d\"0\" src\u003d\"http://3.bp.blogspot.com/_oqS7n0QEWXE/SwE7xDarwEI/AAAAAAAABSw/9W0kDM8WD0U/s200/presuntocolpevole.jpg\" /\u003e\u003c/a\u003eChe quello separazioni sia un mondo fatto di ripicche e vendette tra adulti sulla pelle dei bambini è un fatto noto, come altrettanto noto è che diventa un luogo di anarchia giuridica e morale, tra leggi inapplicate, buchi legislativi, palestra di conflitti e di accuse inventate. Proprio sulla deriva di questo ultimo aspetto è di recente uscito un libro ad opera del criminologo Luca Steffenoni, del quale riportiamo alcuni stralci di recensioni e un video.\u003cbr /\u003e(sul fenomeno delle false accuse strumentali di violenza nelle separazioni abbiamo anche parlato in altro \u003ca href\u003d\"http://comunicazionecondiviso.blogspot.com/2009/02/il-pm-carmen-pugliese-svela-la-verita.html\"\u003earticolo\u003c/a\u003e)\u003cspan id\u003d\"fullpost\"\u003e\u003cbr /\u003e\u003cbr /\u003e\u003cbr /\u003e\u003ca href\u003d\"http://1.bp.blogspot.com/_oqS7n0QEWXE/SwE7lpfX90I/AAAAAAAABSo/15o6AKhn1kg/s1600/steffenoni.jpg\" imageanchor\u003d\"1\" style\u003d\"clear: right; float: right; margin-bottom: 1em; margin-left: 1em;\"\u003e\u003cimg border\u003d\"0\" src\u003d\"http://1.bp.blogspot.com/_oqS7n0QEWXE/SwE7lpfX90I/AAAAAAAABSo/15o6AKhn1kg/s320/steffenoni.jpg\" /\u003e\u003c/a\u003e\u003cb\u003eL'autore\u003c/b\u003e: Luca Steffenoni, criminologo e scrittore, svolge la sua attività di studioso e consulente in collaborazione con enti ed istituzioni nazionali e comunitarie. Libero professionista, partecipa a ricerche della Comunità Europea nel campo della prevenzione, della vittimologia, dei flussi migratori e della recidiva dei padri incestuosi. Si è occupato tra l’altro di linguaggio e di comunicazione del messaggio preventivo per campagne di sensibilizzazione sociale nei paesi europei ed è consulente per autori che si cimentano nell’ambito letterario a sfondo criminologico.\u003cbr /\u003eE’ stato direttore del Centro di ricerca e counseling Psicologia e Benessere. E’ stato redattore della rivista Delitti \u0026amp; Misteri, insieme a molti dei più interessanti tra gli scrittori noir e giallisti italiani (tra gli altri Andrea G.Pinketts, Carlo Lucarelli e Massimo Carlotto) dove ha scritto di delitti classici e di numerosi temi di attualità criminale.\u003cbr /\u003e\u003cb\u003eIl sito \u003c/b\u003edell'autore: \u003ca href\u003d\"http://www.lucasteffenoni.com/\"\u003ewww.lucasteffenoni.com\u003c/a\u003e\u003cbr /\u003e\u003cb\u003eIl libro\u003c/b\u003e: Presunto colpevole. La fobia del sesso e i troppi casi di malagiustizia (ed. Chiarelettere)\u003cbr /\u003e\u003cbr /\u003e\u003cdiv style\u003d\"text-align: center;\"\u003e\u003cb\u003eRecensioni:\u003c/b\u003e\u003cbr /\u003e\u003c/div\u003e\u003cdiv style\u003d\"text-align: center;\"\u003e\u003cbr /\u003e\u003c/div\u003e\u003cdiv style\u003d\"text-align: right;\"\u003e\u003csmall\u003eda \u003cb\u003eLibero\u003c/b\u003e - Lucia Esposito\u003c/small\u003e\u003cbr /\u003e\u003c/div\u003ePuò capitare a chiunque di svegliarsi e scoprire di essere diventato un mostro. Succede che un giorno, all’improvviso, tutto quello che avevi fino alla sera prima –la famiglia, gli amici, il lavoro– si trasforma in un grande buco nero che ti ingoia e ti cancella. Non esisti più. L’accusa di aver molestato un minore è più di una condanna penale. E una sentenza di morte. Il criminologo Luca Steffenoni ha scritto un libro (“Presunto colpevole”, edito da Chiarelettere) che tutti – insegnanti, giudici, psicologi e genitori – dovrebbero leggere per cambiare prospettiva e vedere cosa c’ è dietro l’allarme pedofilia.\u003cbr /\u003e\u003cbr /\u003eUn libro che squarcia il silenzio e parla dell’interesse economico mascherato dall’ amore per i più piccoli di molte associazioni. Enti. Istituti ed esperti. Ci sono bambini strappati alle famiglie che diventano adulti negli orfanotrofi, un sistema giudiziario che non funziona, insegnanti che finiscono in carcere vittime di psicosi collettive, uomini sbattuti in cella solo sulla base di perizie psicologiche.\u003cbr /\u003e\u003cbr /\u003eE perfino di sogni. Com’è successo a don Giorgio Carli, condannato a sette anni e sette mesi dalla Corte d’appello di Bolzano dopo un processo basato sull’ attività onirica della donna che lo aveva denunciato. Incriminato perché uno psicoterapeuta aveva interpretato i sogni della vittima. Ci sono tante storie cominciate con un’accusa di molestie sessuale, continuate con una condanna e terminate con un’assoluzione troppo spesso tardiva. Vite annientate.\u003cbr /\u003e\u003cbr /\u003eBasta poco per far scattare una denuncia. Salvatore Lucanto ha passato due anni e mezzo in carcere per aver violentato la figlia e la cugina. Poi è stato assolto. L’accusa, che si basava sui disegni fatti dalla figlia davanti alla psicologa, cadde quando divennero chiari i metodi utilizzati per ottenere le prove: «La signora mi ha detto che devo disegnare un fantasma e chiamarlo pisello», aveva dichiarato la bambina all’uscita dell’audizione protetta. Un altro imputato è riuscito a salvarsi da un’accusa rivelatasi falsa solo perché aveva avuto l’idea originale di farsi tatuare il pene con un’immagine che la presunta abusata non ha saputo descrivere.\u003cbr /\u003e\u003cbr /\u003eLa situazione peggiora quando, nel ’96, cambia la legge sulla violenza sessuale e viene introdotta una norma che disciplina gli atti (come le molestie e tutte quelle azioni in cui non c’è contatto genitale) che rischiavano di restare esclusi dal reato di violenza. ‘Ma è atto sessuale lasciare in mutande i bimbi che si sono bagnati durante una festa? Fare il bidet ai figli? Osservare le parti intime se necessitano di cure? Fare la doccia con il proprio bimbo? «Eppure», scrive Steffenoni, «tutti questi fatti sono entrati nei processi come sintomo di abuso e ritenuti spesso sufficienti a giustificare condanne o l’allontanamento dei piccoli dai propri genitori». Nei processi si parte dal presupposto che i bambini raccontano sempre la verità, ma spesso le loro testimonianze sono confuse e condizionate dalle domande degli psicologi che stanno sempre più assumendo il ruolo di poliziotti. Il criminologo parte da un dato: ogni anno arrivano 5 mila denunce da parte di scuole, centri d’ascolto, servizi sociali e Asl. I casi concreti sono 845. Significa che una buona fetta delle segnalazioni si rivelano se non false, almeno fantasiose. Sovente frutto di psicosi o di vendette contro l’ex coniuge. Chi viene accusato ha poche possibilità di difesa e il processo ha quasi sempre un esito scontato. È l’accusato che deve dimostrare la propria innocenza, non l’accusa che deve portare elementi certi. Meglio essere arrestati per omicidio: l’indulto si applica a chi uccide un bimbo ma non a chi è accusato di averlo palpeggiato.\u003cbr /\u003e\u003cbr /\u003eSullo sfondo di “Presunto colpevole”, tutte le storie di bimbi sottratti, di papà ingiustamente condannati, c’è l’inquietante cornice entro cui si muovono i procedimenti giudiziari per abusi sessuali: il cosiddetto “sistema antiabusi”, un mondo autoreferenziale, fatto di consulenti, psicologi, esperti. Spesso improvvisati, centri di assistenza ai quali compete la prima e anche l’ultima parola nei procedimenti giudiziari. Ci sono tra i 26mila e i 28mila bambini che vivono negli istituti fino alla maggiore età. Strappati alle famiglie per mille cause: perfino l’indigenza di genitori affettuosi e premurosi diventa un buon motivo per portare via i piccoli. Stato, Regioni, Province e Comuni danno finanziamenti per circa 200 euro al giorno per ogni bimbo. Per un totale di 1898 milioni di euro all’anno. Ogni bimbo in istituto costa 75mila euro all’anno. Siamo sicuri che questi istituti facciano solo sempre l’interesse dei piccolini? \u003cbr /\u003e\u003cbr /\u003e\u003cdiv style\u003d\"text-align: right;\"\u003e\u003csmall\u003eDa \u003cb\u003eIl secolo d'Italia\u003c/b\u003e - di Massimiliano Griner\u003c/small\u003e\u003cbr /\u003e\u003c/div\u003eFino agli anni novanta, racconta Steffenoni, la pedofilia veniva combattuta con i vecchi, cari metodi tradizionali: intercettazioni telefoniche e ambientali, sequestro di pubblicazioni oscene, pedinamenti di sospetti. Metodi lenti, costosi, ma molto efficaci. Inchiodati da prove irrefutabili – come l’imprenditore triestino Moncini, beccato dal FBI all’aeroporto di Manhattan dopo un intenso scambio di telefonate con un agente infiltrato – i pedofili finivano dritti in galera dopo un semplice, regolare processo. Erano soggetti pericolosi, ma nessuno li considerava come accade oggi diabolicamente astuti, imprendibili e dotati di coperture che li ponevano al di là della legge e di ogni prevenzione.\u003cbr /\u003ePoi, la svolta. Aiutata anche da un crollo della natalità, che rende i bambini rari, e quindi talmente preziosi da essere soffocati di attenzioni dai genitori. Nel 1996 il codice penale vede giustamente aumentare i suoi articoli, perché dopo decenni, si riesce a far passare il concetto che la violenza carnale non è un banale delitto contro la morale, ma un reato contro la persona, e che compiere atti sessuali con minori di quattordici anni è sempre un reato. Peccato che poi la legge, nella sua stringata ambiguità, non precisi cosa si intenda con “atti sessuali”. L’ambiguità ha lasciato che nella prassi giuridica entrasse in gioco il concetto di “abuso”, semanticamente ancora più vasto e di definizione ancora più equivoca e incerta. Quando poi dagli abusi l’attenzione si è spostata ai loro sintomi, ancora più fumosi, la frittata era fatta. La lotta alla pedofilia era diventata campo d’azione degli psicologi, i soli abilitati nel delicato compito di scrutare nella psiche delle piccole vittime, alla ricerca del “rimosso”. Neanche a farlo apposta, quello scorcio di anni ’90 è anche il periodo in cui la corporazione degli psicologi riesce ad allargare legalmente le proprie fila, riconoscendo come professionisti della psiche anche individui privi di requisiti professionali adeguati. E questo trascurando che la psicologia non è una scienza esatta, né vuole esserlo.\u003cbr /\u003eÈ comunque in questa classe di candidati alla disoccupazione intellettuale che si andrà ad attingere per formare esperti nell’arte di decifrare le labili tracce lasciate dagli abusi. Compito delicato, tale da richiedere un esperto competente, in modo che il minore non patisca ulteriori sofferenze. Peccato che spesso si traduca nel forzare i bambini a dichiarare ciò che ci si aspetta da loro, spesso in cambio della promessa di rivedere il genitore da cui sono stati divisi.\u003cbr /\u003eIntanto in campo appariva una nuova figura di pedofilo: scaltro, diabolico, sinuoso, capace di nascondersi nella società senza lasciare tracce delle sue losche azioni, neanche fosse Fantomas. Così, mentre l’isteria cresceva, la sommatoria di ambiguità e sciatteria generava procedure che avrebbero impressionato Kafka. «Tanto la fase inquirente quanto quella del giudizio – scrive Steffanoni – si sono trasformate nel regno dell’aleatorio se non del surreale, dove tutto e il suo contrario può essere affermato.» Caduto il discrimine secondo cui solo ciò che è falsificabile ha valore scientifico, ogni cosa e il suo contrario può costituire un capo d’accusa. «Il bambino accusa l’adulto? Dunque è stato abusato. Non lo accusa? Ha paura, vuole difenderlo, vuole rimuovere l’abuso. Non ricorda gli eventi e si contraddice? Normale, dimenticanze da shock per il trauma subito. Ricorda meticolosamente ogni particolare, tanto da sospettare che sia stato “preparato” un po’ troppo? I fatti d’abuso si fissano nel profondo della psiche e riemergono con precisione se sollecitati.» Se il caso più recente è quello dell’asilo di Rignano Flaminio, quello più eclatante ha avuto inizio qualche anno fa a Bolzano. Protagonista, il sacerdote quarantenne don Giorgio Carli, amatissimo dalla sua comunità, portato in tribunale da una ex parrocchiana ventottenne. L’accusa fa riferimento ad episodi che avrebbero avuto inizio quando la ragazza aveva nove anni, e si sarebbero protratti fino ai quindici. Tra altre pratiche innominabili, il sacerdote avrebbe costretto un altro ragazzino ad avere rapporti con lei, mentre filmava le scene indossando un paio di guanti neri. Il ragazzino, ormai diventato adulto, ha negato, ma inutilmente. In appello il sacerdote è stato condannato a oltre sette anni di carcere.\u003cbr /\u003eQuesta volta l’ipnosi – o più precisamente, la “distensione immaginativa”, come la chiamano i cosiddetti esperti –, non ha riportato alla luce episodi rimossi. Ad essere resuscitato dagli abissi della coscienza è stato un suo sogno. Nel sogno la ragazza si vedeva violentata da marocchini in un bar sulla cui insegna c’era scritto “San Giorgio”. Lo stesso nome del parroco che ha deciso di denunciare. «Quel sogno – ha scritto Ferdinando Camon, che si è interessato al caso con la sua consueta attenzione – è sembrato determinante. Ma se fosse determinante, sarebbe il primo caso in cui un colpevole risulterebbe incastrato da un sogno, o peggio, da una fantasia. È qui la rivoluzione: nell’attribuire al mondo dei sogni la funzione di garanzia sul mondo reale, tanto forte da reggere una condanna pesante.»\u003cbr /\u003eIntanto le vittime di procedimenti imbastiti sul niente si moltiplicano, e quel che è peggio, sempre più famiglie vengono spezzate. Non di rado si arriva all’assurdo giuridico che il padre prosciolto da ogni accusa si veda negata la restituzione dei figli. Che di queste tragedie inutili sono quelli che pagano, con laceranti separazioni, il prezzo più alto.\u003cbr /\u003e\u003cbr /\u003e\u003cdiv style\u003d\"text-align: right;\"\u003e\u003csmall\u003eda \u003cb\u003eLa Stampa\u003c/b\u003e - di Raggaella Silipo\u003c/small\u003e\u003cbr /\u003e\u003c/div\u003e\u003cdiv align\u003d\"justify\"\u003e«Questo libro nasce da un’esigenza morale» dice il criminologo Luca Steffenoni, autore di Presunto Colpevole. La fobia del sesso e i troppi casi di malagiustizia (appena uscito per Chiarelettere, pp.272, euro14). «In tanti anni di lavoro per i tribunali ho visto troppe accuse ingiuste di pedofilia, con soluzioni tardive e danni psicologici ed economici enormi: un abisso di errori e orrori giudiziari che mi hanno obbligato a far sentire la mia voce».\u003cbr /\u003e\u003c/div\u003e\u003cdiv align\u003d\"justify\"\u003eIl libro prova a raccontare quello che non vediamo. Una macchina burocratica che vale milioni di euro («ogni bambino sottratto alla famiglia paga lo stipendio a dieci tra psicologi e tecnici» dice Steffenoni). Un affare per associazioni, centri d’assistenza, consulenti, psicologi. E tante storie di affetti distrutti, di violenza psicologica (genitori divisi, bambini affidati, interrogatori infiniti).\u003cbr /\u003e\u003c/div\u003e\u003cdiv align\u003d\"justify\"\u003e«La macchina della giustizia è sfuggita di mano a tutti-dice Steffenoni- I magistrati che si occupano di minori sono pochi, un mondo chiuso sorretto da un associazionismo a cui deve riscontro. Dall’altra parte c’è un clima emotivo e fanatico contro i pedofili. Ma il paradosso è che il vero pedofilo spesso sfugge alla giustizia o patteggia pene irrisorie». Se davvero l’interesse ultimo di tutti gli attori in causa è difendere i bambini, i fatti raccontati da Steffenoni documentano il contrario. «Bisogna bloccare la macchina. Basta errori, questo problema ci riguarda tutti».\u003cbr /\u003e\u003c/div\u003e\u003cbr /\u003e\u003csmall\u003eDa \u003cb\u003eANSA\u003c/b\u003e\u003c/small\u003e\u003cbr /\u003e\u003cdiv align\u003d\"justify\"\u003eL'ultimo caso clamoroso\u0026nbsp;è stato quello dell'imprenditore di Guidonia arrestato in Brasile con l'accusa di essere un pedofilo per aver baciato sulla bocca la figlioletta. Dopo giorni di carcere, con il rischio di essere condannato fino a 15 anni,\u0026nbsp;è fortunatamente ritornato in libertà. Luca Steffenoni, criminologo, ha indagato il fenomeno della pedofilia e ha scoperto che anche in Italia sono moltissimi i casi di malagiustizia.\u003cbr /\u003e\u003c/div\u003e\u003cdiv align\u003d\"justify\"\u003eUn tema talmente delicato quello affrontato che l'editore ha ritenuto opportuno inserire una nota editoriale per spiegare che non si tratta di un libro sulla pedofilia ma sulla violenza sui bambini, anche su quella che spesso ruota attorno al cosidetto sistema antiabusi, per capire cosa c'è dentro e dietro l'allarme pedofilia e le vicende processuali.\u003cbr /\u003e\u003c/div\u003e\u003cdiv align\u003d\"justify\"\u003eL'autore ha preso in esame molti casi giudiziari e ha riscontrato che molto spesso i pubblici ministeri adottano una sorta di teorema: il bambino non mente mai. A questo proposito ha esaminato alcune inchieste del pm milanese Pietro Forno che ha sostenuto l'esistenza di due tipi di rivelazione: quella diretta e quella mascherata. La prima\u0026nbsp;è quella del bambino ormai adolescente che racconta i fatti, la seconda\u0026nbsp;è quella che si manifesta con un disagio psicologico. Secondo Steffenoni per un genitore accusato sarebbe meglio avere a che fare con la prima tipologia perché si tratterebbe di verificare l'attendibilità dell'accusa. In realtà, però, analizzando molti casi anche questa tipologia\u0026nbsp;è rischiosa perché spesso il minore prima accusa, poi ritratta, quindi racconta a metà e infine conferma la prima versione. Per molti pm, però, il minore racconta sempre la verità, anche davanti ad evidenti contraddizioni.\u003cbr /\u003e\u003c/div\u003e\u003cdiv align\u003d\"justify\"\u003eIl libro prova a raccontare una macchina burocratica che vale milioni di euro. Un affare per molti: associazioni, centri di assistenza, consulenti, psicologi. Già all'atto della denuncia i bambini vengono portati via alla famiglia e in moltissime occasioni, come ha testimoniato Steffenoni, anche dopo l'assoluzione dei genitori rimangono nei centri protetti per anni. Le ragioni del libro - ha scritto in premessa l'autore - sono quelle di dare voce a chi non ne ha e non ne ha avuta ''stretto tra un'informazione che privilegia l'arresto e dimentica l'assoluzione e un'opinione pubblica che baratta le storture del sistema con l'illusoria convinzione che si tratti pur sempre di eccezioni''.\u003cbr /\u003e\u003c/div\u003e\u003cbr /\u003e\u003cdiv align\u003d\"justify\"\u003e\u003cb\u003eAggiornamento:\u003c/b\u003e\u003cbr /\u003eInteressante recensione su: \u003ca href\u003d\"http://www.legnostorto.com/index.php?option\u003dcom_content\u0026task\u003dview\u0026id\u003d26722\u0026Itemid\u003d29\"\u003ewww.legnostorto.com\u003c/a\u003e\u003cbr /\u003eEcco alcuni passaggi:\u003cbr /\u003eIl criminologo parte da un dato statistico inoppugnabile: ogni anno arrivano 5 mila denunce di pedofilia da parte di scuole, centri d’ascolto, servizi sociali e Asl. Tuttavia, i casi in cui si giunge ad una condanna sono in media annuale, dal 1996 (anno della nuova legge contro la violenza sessuale) circa 850: soltanto il 17% dei casi denunciati si risolve in una sentenza di colpevolezza. Esiste quindi una netta discrepanza fra il numero di denunce e quello di condanne, che induce a ritenere come la stragrande maggioranza dei casi presunti di pedofilia siano del tutto immaginari, frutto di psicosi o vendette private.\u003cbr /\u003e\u003cbr /\u003eLe cause delle false accuse di pedofilia sono essenzialmente due: psicosi ed interessi personali. Anzitutto, lo Steffenoni documenta una mentalità diffusa che tende a vedere una forma di abuso sessuale anche in gesti del tutto naturali e corretti (come lavare proprio figlio o baciarlo), e che conduce con sé determinate ossessioni basate su stereotipi, quali la nozione del “sacerdote pedofilo”. Statistiche erronee se non falsificate diffuse dai media ed un’attenzione morbosa riguardo a fatti di cronaca concernenti la pedofilia conducono ad un clima isterico, in cui è sufficiente un semplice sospetto od una voce per condurre ad una denuncia.\u003cbr /\u003e\u003cbr /\u003eInoltre, la grande maggioranza delle false accuse di pedofilia provengono da ex mogli e sono dovute a precisi interessi economici e familiari. Infatti, l’80% di tutte le denunce di pedofilia provengono dall’ex coniuge, quasi sempre la donna, e per di più, ad ulteriore testimonianza della loro inconsistenza, diventano operative soltanto dopo che un tribunale civile ha deciso provvedimenti giudicati dall’ex moglie quali insoddisfacenti. È quello che può accadere con l’affido condiviso o la somma fissata per l’assegno di mantenimento: per vendetta, o per meglio ottenere ciò che desidera, l’ex moglie, o talvolta sua madre, accusa l’ex marito di violenza sul figlio.\u003cbr /\u003e\u003cbr /\u003eLe due cause scatenanti le false accuse di pedofilia, la psicosi e l’interesse personale, debbono la loro esistenza per la massima parte alle attività di associazioni ed autentiche alle lobbies “anti-abuso” ed “anti-violenza”. Esse contribuiscono a diffondere un timore irrazionale riguardante presunte violenze domestiche, ed assieme a promuovere una severità eccessiva e squilibrata nelle leggi e nei processi concernenti casi di violenza sessuale.\u003cbr /\u003e\u003cbr /\u003eLa conseguenza di ciò è l’accettazione acritica da parte di larga parte della popolazione d’affermazioni infondate sulla diffusione massiccia della pedofilia, in realtà secondo Steffanoni molto più rara di quanto non sostengano allarmistiche ed interessate “statistiche” fornite da associazioni sedicenti “anti-violenza”, di scarso o nullo contenuto scientifico. Inoltre, a causa del clima formatosi e delle leggi vigenti, la facilità con cui le imputazioni sono credute, e la durezza con cui i presunti colpevoli sono perseguiti, rende agevole e proficuo rivolgere false accuse.\u003cbr /\u003e\u003cbr /\u003eLe due cause scatenanti le false accuse di pedofilia, la psicosi e l’interesse personale, debbono la loro esistenza per la massima parte alle attività di associazioni ed autentiche alle lobbies “anti-abuso” ed “anti-violenza”. Esse contribuiscono a diffondere un timore irrazionale riguardante presunte violenze domestiche, ed assieme a promuovere una severità eccessiva e squilibrata nelle leggi e nei processi concernenti casi di violenza sessuale.\u003cbr /\u003e\u003cbr /\u003eQueste lobbies “anti-violenza” hanno una motivazione assieme ideologica ed economica nella promozione delle proprie attività. Da una parte, esse sono spesso fortemente condizionate dall’ideologia femminista e quindi dai suoi stereotipi sulla presunta brutalità maschile e dall’ossessione per i fenomeni di violenza domestica, che viene enfatizzata ben oltre la sua effettiva dimensione. Dall’altra, questa rete di centri di assistenza, società “no profit”, onlus, case di accoglienza ecc. traggono i loro finanziamenti, per intero od in misura essenziale, da enti pubblici. Tali associazioni ed istituti e le persone che vi lavorano hanno quindi interesse diretto a far sì che l’allarme sociale e l’attenzione giudiziaria verso la pedofilia permangano elevati, affinché l’afflusso di fondi prosegua. \u003cbr /\u003e\u003cbr /\u003eQuando la denuncia per pedofilia perviene alla magistratura, una serie di fattori intervengono a distorcere il procedimento processuale ed a fare dell’imputato un “presunto colpevole”. In primo luogo, la legislazione nazionale in materia di violenza sessuale è formulata in maniera ambigua, cosicché l’abuso viene ad essere definito non oggettivamente (in relazione ad un fatto obiettivo) ma soggettivamente (in rapporto alla “sensazione” provata dalla presunta “vittima”). In altri termini, la legge italiana sullo stupro può essere interpretata ed applicata condannando per violenza carnale unicamente sulla base delle dichiarazioni della “vittima”, ed anche per gesti e comportamenti non attinenti direttamente alla sfera sessuale. La situazione è infatti peggiorata quando, nel 1996 è entrata in vigore la nuova legge sulla violenza sessuale, mediante l’introduzione di una norma che persegue atti in cui non esiste contatto genitale, espressa in termini vaghi e generici, tale da rendere qualificabile quale una “violenza” anche atti del tutto innocenti.\u003cbr /\u003e\u003cbr /\u003eIn secondo luogo, il sistema giudiziario è malamente organizzato nell’affrontare i casi di pedofilia. Si ha una sovrapposizione di competenze fra il tribunale dei minori ed il tribunale ordinario, con il prevalere del primo, l’accusa è molto avvantaggiata rispetto alla difesa (il pm appartiene egli stesso alla magistratura, il difensore invece è un avvocato), ed i consulenti ed i periti a cui si ricorre provengono dalle lobbies “anti-violenza” di cui si è detto.\u003cbr /\u003e\u003cbr /\u003eL’esito di tutto ciò è che chi viene accusato ha scarse possibilità di difesa, cosicché il processo ha quasi sempre un esito scontato con la condanna dell’imputato. È infatti l’accusato che deve dimostrare la propria innocenza, non l’accusa che deve portare prove della sua colpevolezza, con il rovesciamento del classico e razionale principio giuridico della presunzione d’innocenza: senza prove contrarie, si è innocenti.\u003cbr /\u003e\u003cbr /\u003eI processi spesso sono decisi unicamente sulla base di quanto sostengono i bambini, i quali sono oltretutto molto più vulnerabili degli adulti a svariate forme di pressione, compiute dalle varie parti coinvolte nel sostenere l’accusa. Il bimbo nel processo di pedofilia è sovente subornato da un parente, specialmente la madre, che vuole far condannare l’imputato e si serve della fiducia del figlio e dello strettissimo rapporto d’affetto per convincerlo a produrre affermazioni del cui significato effettivo può persino non essere consapevole. Tale plagio del minore può anche avvenire ad opera dello psicologo o dal “consulente” nominato dal tribunale, membro di una qualche associazione od onlus “anti-violenza”.\u003cbr /\u003e\u003cbr /\u003eLe soluzioni proposte da Steffanoni sono articolate, e giustamente rivolte a ciascuno dei vari attori del processo sopra delineato. In primo luogo, egli suggerisce d’evitare la propagazione di un allarme sociale esagerato nei confronti della pedofilia, chiarendo come si tratti di un fenomeno molto meno diffuso di quanto comunemente non si creda. In secondo luogo, il criminologo propone un rapporto dei tribunali e delle autorità pubbliche ben diverso da quello attuale nei confronti delle varie associazioni, onlus, centri sedicenti “anti- violenza”, che risultano essere sovente ideologizzati ed economicamente interessati alla diffusione di un clima da “caccia alle streghe” riguardo alla pedofilia. In terzo luogo, risulta indispensabile ritornare al procedimento processuale classico, che si basa sulla coincidenza delle prove, abbandonando totalmente un’impostazione giuridica e magistratuale nella quale l’imputato è “presunto colpevole”, e che per di più si fonda su soggettivi e discutibili indizi di natura psicologica anziché su riscontri obiettivamente determinati.\u003cbr /\u003e\u003cbr /\u003eL’insegnamento del libro di Steffenoni è persino paradossale. La pedofilia appare essere relativamente rara, mentre invece è molto più diffusa la violenza sui minori, e sugli adulti, provocata dalla lotta alla pedofilia stessa. L’idea di combattere la “violenza sessuale” finisce con il provocare un numero di vittime di violenza, giudiziaria in questo caso, molto superiore a quello degli stupri di bambini. \u003cbr /\u003e\u003c/div\u003e\u003cbr /\u003e\u003cbr /\u003eSteffenoni su Antenna 3 Nord Est – Sapori Quotidiani\u003cbr /\u003e\u003cobject height\u003d\"344\" width\u003d\"425\"\u003e\u003cparam name\u003d\"movie\" value\u003d\"http://www.youtube.com/v/M7L65MiN4nI\u0026hl\u003dit_IT\u0026fs\u003d1\u0026\"\u003e\u003c/param\u003e\u003cparam name\u003d\"allowFullScreen\" value\u003d\"true\"\u003e\u003c/param\u003e\u003cparam name\u003d\"allowscriptaccess\" value\u003d\"always\"\u003e\u003c/param\u003e\u003cembed src\u003d\"http://www.youtube.com/v/M7L65MiN4nI\u0026hl\u003dit_IT\u0026fs\u003d1\u0026\" type\u003d\"application/x-shockwave-flash\" allowscriptaccess\u003d\"always\" allowfullscreen\u003d\"true\" width\u003d\"425\" height\u003d\"344\"\u003e\u003c/embed\u003e\u003c/object\u003e\u003cbr /\u003e\u003cbr /\u003eIntervista di \u003ca href\u003d\"http://www.ghigliottina.it/\"\u003eGhigliottina.it\u003c/a\u003e\u003cbr /\u003e\u003cobject height\u003d\"344\" width\u003d\"425\"\u003e\u003cparam name\u003d\"movie\" value\u003d\"http://www.youtube.com/v/oJcw4pHKSxQ\u0026hl\u003dit_IT\u0026fs\u003d1\u0026\"\u003e\u003c/param\u003e\u003cparam name\u003d\"allowFullScreen\" value\u003d\"true\"\u003e\u003c/param\u003e\u003cparam name\u003d\"allowscriptaccess\" value\u003d\"always\"\u003e\u003c/param\u003e\u003cembed src\u003d\"http://www.youtube.com/v/oJcw4pHKSxQ\u0026hl\u003dit_IT\u0026fs\u003d1\u0026\" type\u003d\"application/x-shockwave-flash\" allowscriptaccess\u003d\"always\" allowfullscreen\u003d\"true\" width\u003d\"425\" height\u003d\"344\"\u003e\u003c/embed\u003e\u003c/object\u003e\u003cbr /\u003e\u003c/span\u003e\u003cdiv class\u003d\"blogger-post-footer\"\u003e\u003cimg width\u003d'1' height\u003d'1' src\u003d'https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1174490388107793322-2326136546417015249?l\u003dcomunicazionecondiviso.blogspot.com' alt\u003d'' /\u003e\u003c/div\u003e"},"link":[{"rel":"replies","type":"application/atom+xml","href":"http://comunicazionecondiviso.blogspot.com/feeds/2326136546417015249/comments/default","title":"Commenti sul post"},{"rel":"replies","type":"text/html","href":"http://comunicazionecondiviso.blogspot.com/2009/11/psicosi-pedofilia-separazioni.html#comment-form","title":"0 Commenti"},{"rel":"edit","type":"application/atom+xml","href":"http://www.blogger.com/feeds/1174490388107793322/posts/default/2326136546417015249"},{"rel":"self","type":"application/atom+xml","href":"http://www.blogger.com/feeds/1174490388107793322/posts/default/2326136546417015249"},{"rel":"alternate","type":"text/html","href":"http://comunicazionecondiviso.blogspot.com/2009/11/psicosi-pedofilia-separazioni.html","title":"Psicosi pedofilia e separazioni: tra false accuse, mostri presunti, business e danni sui bambini"}],"author":[{"name":{"$t":"Giorgiogal"},"uri":{"$t":"http://www.blogger.com/profile/12301017300575041691"},"email":{"$t":"noreply@blogger.com"},"gd$extendedProperty":{"xmlns$gd":"http://schemas.google.com/g/2005","name":"OpenSocialUserId","value":"12588933086186260652"}}],"media$thumbnail":{"xmlns$media":"http://search.yahoo.com/mrss/","url":"http://3.bp.blogspot.com/_oqS7n0QEWXE/SwE7xDarwEI/AAAAAAAABSw/9W0kDM8WD0U/s72-c/presuntocolpevole.jpg","height":"72","width":"72"},"thr$total":{"xmlns$thr":"http://purl.org/syndication/thread/1.0","$t":"0"}},{"id":{"$t":"tag:blogger.com,1999:blog-1174490388107793322.post-3410032754164414953"},"published":{"$t":"2009-11-13T15:08:00.000-08:00"},"updated":{"$t":"2009-11-13T15:16:36.583-08:00"},"category":[{"scheme":"http://www.blogger.com/atom/ns#","term":"media"}],"title":{"type":"text","$t":"Giustizia e famiglia: quando i bambini vengono allontanati dai famigliari. Inchiesta di Panorama"},"content":{"type":"html","$t":"\u003ca href\u003d\"http://4.bp.blogspot.com/_oqS7n0QEWXE/Sv3mvJRwznI/AAAAAAAABSg/_VdktAIYHqs/s1600-h/bimba-giustizia.jpg\" imageanchor\u003d\"1\" style\u003d\"clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;\"\u003e\u003cimg border\u003d\"0\" src\u003d\"http://4.bp.blogspot.com/_oqS7n0QEWXE/Sv3mvJRwznI/AAAAAAAABSg/_VdktAIYHqs/s400/bimba-giustizia.jpg\" /\u003e\u003c/a\u003eMai come in questo periodo si è parlato del dramma dei bambini strappati dalle loro famiglie dal sistema giustizia e finiti in comunità o in affido familiare. Si intrecciano accuse di superficialità dei servizi sociali, di interessi economici di presunti professionisti dell'accoglienza, \u003cspan id\u003d\"fullpost\"\u003edi troppo interventismo degli organi di giustizia: in mezzo ai tanti casi di effettiva necessità sono stati recenti errori a far salire alla ribalta della cronaca il problema. Il periodico PANORAMA è uscito in questi giorni con un articolo-indagine che cerca di fare luce. Ne pubblichiamo una parte liberamente tratta da \u003ca href\u003d\"http://blog.panorama.it/italia/2009/11/13/i-nostri-figli-portati-via-da-un-giudice\"\u003ePanorama\u003c/a\u003e.\u003cbr /\u003e\u003cbr /\u003e\u003cbr /\u003eIn Italia sono più di 32000 mila i bambini che vengono chiusi nelle comunità o dati in affido a un'altra famiglia.\u003cbr /\u003eIl più delle volte vengono allontanati dalle loro famiglie per motivi giustificati, come gli abusi sessuali, e maltrattamenti o l'indigenza. Altre per ragioni fumose e impalpabili.\u003cbr /\u003e\u003cbr /\u003eNegli ultimi 10 anni il loro numero è aumentato del 29,3%. Più della metà finisce in affidamento ad altre famiglie, mentre il resto finisce in quelli che prima erano chiamati istituti, dal 2001 formalmente ribattezzati servizi residenziali: oltre un migliaio di comunità che ospitano 15.624 ragazzini. Un numero enorme che costa allo Stato mezzo miliardo di euro all'anno solo in rette giornaliere. Ma la cifra, calcolano vari esperti di giustizia minorile, andrebbe più che raddoppiata. Oggi, però, è tutto il sistema a essere sistematicamente messo in discussione.\u003cbr /\u003e\u003cbr /\u003eBattagliere associazioni e \u003cb\u003elibri-verità\u003c/b\u003e parlano di\u003cb\u003e “bambini rubati dalla giustizia”\u003c/b\u003e. Raccontano di \u003cb\u003eassistenti sociali troppo interventisti\u003c/b\u003e, di psicologi disattenti, di una\u003cb\u003e magistratura flemmatica, di interessi economici\u003c/b\u003e. E di errori giudiziari sempre più frequenti. Come quello in cui sono incappati due \u003cb\u003efratellini di Basiglio, ricco paesino alle porte di Milano\u003c/b\u003e. Il più grande ha 14 anni, la sorella dieci. Il 14 marzo 2008 la polizia locale li preleva da casa e li porta in due comunità protette. \u003cbr /\u003e\u003cbr /\u003eUn disegno malinterpretato, esattamente come quello che nel 1995 avvia la macchina giudiziaria \u003cb\u003enel caso di Angela L\u003c/b\u003e.: la sua storia è raccontata nel libro, pubblicato dalla Rizzoli, \u003ca href\u003d\"http://libreriarizzoli.corriere.it/libro/angela_l_tortorella_maurizio_guarneri_caterina-rapita_dalla_giustizia.aspx?ean\u003d9788817028233\" target\u003d\"_blank\"\u003e\u003ci\u003eRapita dalla giustizia\u003c/i\u003e\u003c/a\u003e. Il padre di Angela viene accusato di abusi sessuali: \u003cb\u003eun falso da cui la Cassazione lo scagionerà completamente nel 2001\u003c/b\u003e. Ma la figlia, di appena sei anni, prima viene reclusa in due centri d’affido temporaneo per quasi 36 mesi; poi è data in adozione a un’altra famiglia. \u003cb\u003eAngela tornerà dai genitori solo nel maggio 2006\u003c/b\u003e: a quasi 18 anni, ben\u003cb\u003e dieci dopo il suo “rapimento legalizzato “\u003c/b\u003e. Uno sbaglio tragico e clamoroso.\u003cbr /\u003e\u0026nbsp;Tanto che la \u003cb\u003eCorte europea per i diritti dell’uomo nell’ottobre 2008 ha condannato lo Stato italiano a risarcire la famiglia: 80 mila euro\u003c/b\u003e per un “buco esistenziale” durato un decennio. \u003cbr /\u003e\u003cbr /\u003e\u003cb\u003eOgni giorno vengono portati via 80 bambini. Li chiudono in un centro protetto per anni\u003c/b\u003e, e costano allo Stato in media 200 euro al giorno”.\u003cbr /\u003eUna cifra che farebbe \u003cb\u003elievitare considerevolmente la spesa ufficiale per l’accoglienza, stimata in mezzo miliardo di euro\u003c/b\u003e. Basta fare due calcoli: \u003cb\u003e200 euro al giorno fanno un totale di 73 mila euro all’anno per ogni minorenne\u003c/b\u003e. Che moltiplicati per i \u003cb\u003e15.624 ospiti dei centri significa oltre 1,1 miliardi di euro\u003c/b\u003e: più del doppio di quanto riveli la cifra in mano ai ministeri, probabilmente troppo prudente.\u003cbr /\u003e\u003cbr /\u003e\u003cbr /\u003e\u003cb\u003eChi finisce in queste comunità?\u003c/b\u003e Mancando dati nazionali, si può fare riferimento a quelli della Lombardia: \u003cb\u003eper il 34 per cento sono ragazzi dai 15 ai 17 anni\u003c/b\u003e; il 28,1 per cento ha dagli 11 ai 14 anni; il 19,4 dai 6 ai 10 anni. Le percentuali sono \u003cb\u003esimili in Veneto\u003c/b\u003e, dove i minori fuori famiglia sono quasi 1.700.\u003cb\u003e L’età media è quindi piuttosto alta\u003c/b\u003e. Anche perché la permanenza in queste strutture è lunga: \u003cb\u003ea Milano il 53 per cento ci resta più di due anni\u003c/b\u003e. Questo significa che centinaia di migliaia di euro vengono spesi per ogni ragazzino. Ciò che accade alla fine di questi allontanamenti forzati è sorprendente:\u003cb\u003e in Piemonte, per esempio, quasi la metà torna a casa\u003c/b\u003e.\u003cbr /\u003e\u003cbr /\u003eC’è un altro dato che inquieta: quasi il \u003cb\u003e77 per cento dei minori viene allontanato per “metodi educativi non idonei”\u003c/b\u003e e per l’”impossibilità di seguire i figli”. “Motivi soggettivi, non reali come i maltrattamenti o l’abbandono ” denuncia \u003cb\u003eGian Luca Vignale, consigliere regionale del Pdl\u003c/b\u003e. Il Piemonte, chiarisce, spende 35 milioni di euro all’anno per mantenere 1.179 minorenni nelle comunità. “Mentre solo un terzo di questi soldi viene stanziato per sostegni alle famiglie” considera Vignale. \u003cbr /\u003e\u003cbr /\u003e\u003cdiv class\u003d\"separator\" style\u003d\"clear: both; text-align: center;\"\u003e\u003ca href\u003d\"http://blog.panorama.it/italia/files/2009/11/mappa-affido-large.jpg\" imageanchor\u003d\"1\" style\u003d\"margin-left: 1em; margin-right: 1em;\"\u003e\u003cimg border\u003d\"0\" src\u003d\"http://blog.panorama.it/italia/files/2009/11/mappa-affido-large.jpg\" /\u003e\u003c/a\u003e\u003cbr /\u003e\u003c/div\u003e\u003cdiv class\u003d\"separator\" style\u003d\"clear: both; text-align: left;\"\u003e\u003cbr /\u003e\u003c/div\u003e\u003cdiv class\u003d\"separator\" style\u003d\"clear: both; text-align: left;\"\u003e\u003cb\u003eLe critiche a periti tecnici, assistenti sociali e magistrati sono sempre più dure\u003c/b\u003e. Il criminologo \u003ca href\u003d\"http://www.facebook.com/people/Luca-Steffenoni/1498037040\" target\u003d\"_blank\"\u003eLuca Steffenoni\u003c/a\u003e sui casi di malagiustizia minorile ha appena scritto un libro,\u003ci\u003e \u003ca href\u003d\"http://www.chiarelettere.it/dettaglio/65816/luca_steffenoni_presenta_presunto_colpevole\" target\u003d\"_blank\"\u003ePresunto colpevole\u003c/a\u003e\u003c/i\u003e (editore Chiarelettere).\u003c\u003c/div\u003e\u003cbr /\u003e\u003cbr /\u003e\u003cbr /\u003e“I tribunali hanno appaltato tutto all’esterno” sostiene. “Il processo è uscito dall’alveo delle prove, per trasformarsi in approfondimento psicologico. Gli assistenti sociali hanno diritto di vita e di morte sulle persone.\u003cb\u003e Basta uno screzio tra due coniugi per far nascere patologie incurabili\u003c/b\u003e, che legittimano la sottrazione dei figli”.\u003cbr /\u003e\u003cdiv class\u003d\"separator\" style\u003d\"clear: both; text-align: left;\"\u003e\u003c/div\u003eAnche per questo motivo \u003cb\u003eil governo sta cercando in ogni modo di incentivare l’affido familiare\u003c/b\u003e. “Porterebbe un grande risparmio economico e soprattutto maggiore benessere per i minori” \u003cb\u003edice Eugenia Roccella\u003c/b\u003e, sottosegretario al Welfare. “La soluzione ideale sarebbe chiudere le comunità e collocare temporaneamente tutti i minori in altre famiglie: cosa che oggi è impensabile”.\u003cbr /\u003eUn’utopia, appunto. “Il problema è che sono pochi i genitori disponibili” dice il pediatra veronese \u003cb\u003eMarco Mazzi, presidente dell’Associazione famiglie per l’accoglienza\u003c/b\u003e: “Su dieci richieste d’affido, riusciamo a dare risposta solo a due”. Una scelta fatta da poche coppie, e di buonissima volontà: ricevono qualche centinaio di euro al mese per un bambino che comunque alla fine non potranno mai tenere con sé.\u003cbr /\u003e“E \u003cb\u003ebisogna garantire anche i contatti con i veri genitori, che devono vedere i minorenni periodicamente\u003c/b\u003e” chiarisce Mazzi. Le cose, però, spesso vanno diversamente.\u003cbr /\u003e\u003c/span\u003e\u003cdiv class\u003d\"blogger-post-footer\"\u003e\u003cimg width\u003d'1' height\u003d'1' src\u003d'https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1174490388107793322-3410032754164414953?l\u003dcomunicazionecondiviso.blogspot.com' alt\u003d'' /\u003e\u003c/div\u003e"},"link":[{"rel":"replies","type":"application/atom+xml","href":"http://comunicazionecondiviso.blogspot.com/feeds/3410032754164414953/comments/default","title":"Commenti sul post"},{"rel":"replies","type":"text/html","href":"http://comunicazionecondiviso.blogspot.com/2009/11/bambini-rapiti-giustizia.html#comment-form","title":"2 Commenti"},{"rel":"edit","type":"application/atom+xml","href":"http://www.blogger.com/feeds/1174490388107793322/posts/default/3410032754164414953"},{"rel":"self","type":"application/atom+xml","href":"http://www.blogger.com/feeds/1174490388107793322/posts/default/3410032754164414953"},{"rel":"alternate","type":"text/html","href":"http://comunicazionecondiviso.blogspot.com/2009/11/bambini-rapiti-giustizia.html","title":"Giustizia e famiglia: quando i bambini vengono allontanati dai famigliari. 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I padri sarebbero importanti nella crescita dei figli, non solo per il ruolo educativo ma anche per \u003cspan style\u003d\"font-weight: bold;\"\u003eragioni biochimiche\u003c/span\u003e.\u003cbr /\u003e\u003cspan id\u003d\"fullpost\"\u003e\u003cbr /\u003eI ricercatori hanno infatti scoperto delle differenze nel cervello, nella socialità, nella personalità e nella risposta a ormoni negli individui cresciuti senza padre.\u003cbr /\u003eNella ricerca, pubblicata sulla rivista \u003ca href\u003d\"http://www.newscientist.com/article/mg20327184.000-fathers-arent-dispensable-just-yet.html\"\u003e\u003cspan style\u003d\"font-weight: bold;\"\u003eNew Scientist\u003c/span\u003e\u003c/a\u003e, è stato utilizzato il topo della California. Questa specie, come l'uomo, è monogama e le coppie tendono ad allevare i figli assieme . I ricercatori hanno separato i giovani topi dai loro padri e misurato i cambiamenti della corteccia prefrontale nei giovani topi, assieme alla loro risposta all'ormone ossitocina . Questo ormone è rilasciato durante le interazioni sociali, regolate anche dalla corteccia prefrontale .\u003cbr /\u003e\u003cbr /\u003eI giovani topi senza padre avevano una risposta minore all'ossitocina così come un cambiamento nell'attività della corteccia prefrontale. Erano meno interessati verso gli altri topi, e si ignoravano tra di loro se messi nella stessa gabbia.\u003cbr /\u003ePer i ricercatori, che presenteranno i risultati del loro studio al World Congress of Biological Psychiatry di Parigi, la mancanza del padre scatenerebbe quindi delle reazioni biochimiche che rendono i giovani meno socievoli.\u003cbr /\u003e\u003cbr /\u003eI ricercatori concludono: \"Non sappiamo ancora se questi risultati sono applicabili all'essere umano, e se il contatto tra padre e figlio abbia a che fare con la chimica anche nell'uomo\".\u003cbr /\u003eCerto e’ che anche studi precedenti avevano rivelato l’importanza del padre durante la crescita: le ragazze infatti raggiungo prima la puberta’, diventano sessualmente attive piu’ rapidamente ed hanno piu’ probabilita’ di una gravidanza giovanile se sono cresciute senza il padre.\u003cbr /\u003eInoltre, dei cambiamenti nei livelli e nella risposta all'ossitocina avvengono anche nei padri umani alla nascita di un figlio, come ha dimostrato una ricerca della Bar-Ilan University di Ramat-Gan (Israele).\u003cbr /\u003e\"Il padre e la madre contribuiscono alla crescita del figlio in modo molto diverso\", ha detto Ruth Feldman, autrice dello studio israeliano.\u003cbr /\u003e\"I padri sembrano essere 'biologicamente programmati' per aiutare ad allevare correttamente i propri figli\", ha concluso.\u003cbr /\u003eLink all'articolo originale: \u003ca href\u003d\"http://www.newscientist.com/article/mg20327184.000-fathers-arent-dispensable-just-yet.html\"\u003ehttp://www.newscientist.com/article/mg20327184.000-fathers-arent-dispensable-just-yet.html\u003c/a\u003e\u003cbr /\u003e\u003c/span\u003e\u003cdiv class\u003d\"blogger-post-footer\"\u003e\u003cimg width\u003d'1' height\u003d'1' src\u003d'https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1174490388107793322-8172887852638880074?l\u003dcomunicazionecondiviso.blogspot.com' alt\u003d'' /\u003e\u003c/div\u003e"},"link":[{"rel":"replies","type":"application/atom+xml","href":"http://comunicazionecondiviso.blogspot.com/feeds/8172887852638880074/comments/default","title":"Commenti sul post"},{"rel":"replies","type":"text/html","href":"http://comunicazionecondiviso.blogspot.com/2009/07/padri-fondamentali-per-la-crescita-dei.html#comment-form","title":"0 Commenti"},{"rel":"edit","type":"application/atom+xml","href":"http://www.blogger.com/feeds/1174490388107793322/posts/default/8172887852638880074"},{"rel":"self","type":"application/atom+xml","href":"http://www.blogger.com/feeds/1174490388107793322/posts/default/8172887852638880074"},{"rel":"alternate","type":"text/html","href":"http://comunicazionecondiviso.blogspot.com/2009/07/padri-fondamentali-per-la-crescita-dei.html","title":"Padri fondamentali per la crescita dei figli: anche biochimicamente"}],"author":[{"name":{"$t":"Giorgiogal"},"uri":{"$t":"http://www.blogger.com/profile/12301017300575041691"},"email":{"$t":"noreply@blogger.com"},"gd$extendedProperty":{"xmlns$gd":"http://schemas.google.com/g/2005","name":"OpenSocialUserId","value":"12588933086186260652"}}],"media$thumbnail":{"xmlns$media":"http://search.yahoo.com/mrss/","url":"http://3.bp.blogspot.com/_oqS7n0QEWXE/SnNoL3XC96I/AAAAAAAABLo/1kVOaU7rfqA/s72-c/padri_figli.jpg","height":"72","width":"72"},"thr$total":{"xmlns$thr":"http://purl.org/syndication/thread/1.0","$t":"0"}},{"id":{"$t":"tag:blogger.com,1999:blog-1174490388107793322.post-915603477705353281"},"published":{"$t":"2009-06-22T07:18:00.000-07:00"},"updated":{"$t":"2009-07-06T07:56:42.709-07:00"},"category":[{"scheme":"http://www.blogger.com/atom/ns#","term":"affido condiviso"},{"scheme":"http://www.blogger.com/atom/ns#","term":"media"}],"title":{"type":"text","$t":"La legge sull’affidamento condiviso sarà riformata perché in molti casi è restata una «finzione giuridica»"},"content":{"type":"html","$t":"\u003ca onblur\u003d\"try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}\" href\u003d\"http://4.bp.blogspot.com/_oqS7n0QEWXE/Sj-VwDBeHWI/AAAAAAAABE8/_iaMB4cer48/s1600-h/affido_condiviso_riformato.jpg\"\u003e\u003cimg style\u003d\"margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer; width: 150px; height: 100px;\" src\u003d\"http://4.bp.blogspot.com/_oqS7n0QEWXE/Sj-VwDBeHWI/AAAAAAAABE8/_iaMB4cer48/s400/affido_condiviso_riformato.jpg\" alt\u003d\"\" id\u003d\"BLOGGER_PHOTO_ID_5350159535017172322\" border\u003d\"0\" /\u003e\u003c/a\u003e\u003cspan style\u003d\";font-family:Arial,Times;font-size:85%;\" \u003e\u003ci\u003eda: Il Messaggero - articolo di ANNA MARIA SERSALE\u003c/i\u003e\u003c/span\u003e\u003cbr /\u003e- Domenica 07 giugno 2009 - ROMA - La legge sull’affidamento condiviso sarà riformata perché in molti casi è restata una «finzione giuridica». Dalle denunce fatte dai genitori esclusi e dalle verifiche nei tribunali, a tre anni dal varo sono emerse «distorsioni interpretative», \u003cspan id\u003d\"fullpost\"\u003e«travisamenti», «inosservanze» e «troppi provvedimenti dei giudici» che hanno tradito l’obiettivo della legge, quello di garantire a un figlio di separati «un rapporto equilibrato e continuativo con entrambi» perché al trauma della separazione dei genitori non si aggiungano la litigiosità, il conflitto, la guerra dei “no”, che provocano lacerazioni e sofferenze profonde. Ora, dopo avere raccolto dati sconfortanti, dopo avere accertato che il vecchio modello di assegnazione «non solo veniva riprodotto nei fatti ma veniva con compiacimento esibito nei tribunali» il Parlamento, per tutelare meglio i diritti dei bambini e dei ragazzi, è pronto a rendere più stringenti i vincoli della legge approvata nel febbraio del 2006. Il nuovo testo, già depositato, a giorni sarà calendarizzato in Senato. Ventidue i firmatari, più o meno bipartisan.\u003cbr /\u003e\u003cspan style\u003d\";font-family:Arial,Times;font-size:100%;\" \u003eLa stretta è stata decisa per assicurare «certezze» ai minori anche quando il rapporto di coppia è andato in pezzi. «Non ci devono essere scappatoie - afferma Marino Maglietta, fondatore dell’Associazione “Crescere insieme” e padre putativo della legge - Solo e unicamente la pericolosità o l’inidoneità di uno dei genitori, per gravi motivi, può impedire al padre o alla madre di occuparsi del figlio, di allevarlo, di educarlo, di contribuire alle scelte fondamentali, istruzione, cure, vacanze, in una parola a esercitare la potestà genitoriale. Lo dice la legge, ma ora lo ribadiremo nel nuovo ddl con più chiarezza». «Nè - continua Maglietta - per chi pensa di cavarsela con un “assegno” mensile è possibile defilarsi dalle responsabilità, dal momento che dalla condizione di genitore non si abdica mai».\u003c/span\u003e\u003cbr /\u003e\u003cspan style\u003d\";font-family:Arial,Times;font-size:100%;\" \u003eL’affidamento condiviso ha avuto una storia travagliata, non a caso ci sono voluti dodici anni e quattro legislature per la sua approvazione. Ora c’è bisogno di una revisione e con il ddl sarà ridotta la discrezionalità dei giudici, perché la «parità» del padre e della madre è stata spesso ignorata, nonostante la legge fosse nata proprio per affermare tale principio. Il provvedimento che andrà in discussione in Senato renderà «ineludibile il diritto del bambino all’affidamento a entrambi i genitori» per evitare che continuino gli «affidamenti esclusivi» alle madri, nella convinzione, a torto, che questa sia meno conflittuale.\u003c/span\u003e\u003cbr /\u003e\u003cspan style\u003d\";font-family:Arial,Times;font-size:100%;\" \u003eDue le novità principali: il «doppio domicilio» del bambino e «l’obbligo di passare attraverso un centro di mediazione familiare prima della separazione». Il principio della doppia residenza, già largamente in uso in molti Paesi occidentali, è un altro passo verso l’affidamento paritetico. «I danni da ”collocazione” esclusiva - osservano i senatori - sono evidenti». Quanto alla mediazione familiare, questa è vista come uno «strumento di supporto alla coppia». Appare chiaro che i revisori della legge vogliono tassativamente impedire che «i pregiudizi radicati da decenni e i vecchi orientamenti giurisprudenziali» che davano il bambino a uno solo possano ancora compromettere i principi di «bi-genitorialità». Oltre che in Senato il ddl è stato presentato alla Camera. In entrambi i casi il testo è sostenuto da uno schieramento trasversale, con la maggioranza Pdl al completo ma anche con esponenti Pd. La discussione partirà in Senato, del resto proprio il Senato si era impegnato a rivedere la legge dopo un periodo di applicazione. L’obiettivo è quello di «eliminare le possibili ambiguità interpretative» ma verranno aggiunti anche nuovi contenuti. Perciò andiamo avanti nell’illustrare quali punti saranno ritoccati. «Nè la distanza tra gli ex, nè la conflittualità della coppia o la tenera età dei figli - scrivono i 22 senatori che hanno presentato a Palazzo Madama il ddl di modifica - potranno impedire l’attuazione dell’affidamento condiviso». «Dal 2006 a oggi ci sono state molte sentenze in cui - continuano i senatori - l’affidamento condiviso veniva illegittimamente negato, per motivi non direttamente attribuiti al genitore che veniva escluso, calpestando così il diritto del minore ad averli entrambi qualunque ragione avesse portato al fallimento del matrimonio».\u003c/span\u003e\u003cbr /\u003e\u003cspan style\u003d\";font-family:Arial,Times;font-size:100%;\" \u003eL’altro punto che sarà reso «ineludibile» riguarda il mantenimento, nervo scoperto delle separazioni. «Non è stato compreso - scrivono i senatori - il mantenimento diretto», che è «un diritto-dovere di entrambi i genitori» in «misura proporzionale al loro reddito», i due genitori, entrambi affidatari, devono impegnarsi a «fornire personalmente al figlio i beni e i servizi di cui ha bisogno». Ma spesso i giudici hanno tagliato corto su questo punto e si sono solo preoccupati di stabilire un assegno per l'affidatario «risparmiandosi lo sforzo di individuare e ripartire i compiti di cura e, conseguentemente, i singoli capitoli di spesa», dai libri alle vacanze, dalle cure mediche alla casa, al cibo.\u003c/span\u003e\u003c/span\u003e\u003cdiv class\u003d\"blogger-post-footer\"\u003e\u003cimg width\u003d'1' height\u003d'1' src\u003d'https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1174490388107793322-915603477705353281?l\u003dcomunicazionecondiviso.blogspot.com' alt\u003d'' /\u003e\u003c/div\u003e"},"link":[{"rel":"replies","type":"application/atom+xml","href":"http://comunicazionecondiviso.blogspot.com/feeds/915603477705353281/comments/default","title":"Commenti sul post"},{"rel":"replies","type":"text/html","href":"http://comunicazionecondiviso.blogspot.com/2009/06/la-legge-sullaffidamento-condiviso-sara.html#comment-form","title":"0 Commenti"},{"rel":"edit","type":"application/atom+xml","href":"http://www.blogger.com/feeds/1174490388107793322/posts/default/915603477705353281"},{"rel":"self","type":"application/atom+xml","href":"http://www.blogger.com/feeds/1174490388107793322/posts/default/915603477705353281"},{"rel":"alternate","type":"text/html","href":"http://comunicazionecondiviso.blogspot.com/2009/06/la-legge-sullaffidamento-condiviso-sara.html","title":"La legge sull’affidamento condiviso sarà riformata perché in molti casi è restata una «finzione giuridica»"}],"author":[{"name":{"$t":"Giorgiogal"},"uri":{"$t":"http://www.blogger.com/profile/12301017300575041691"},"email":{"$t":"noreply@blogger.com"},"gd$extendedProperty":{"xmlns$gd":"http://schemas.google.com/g/2005","name":"OpenSocialUserId","value":"12588933086186260652"}}],"media$thumbnail":{"xmlns$media":"http://search.yahoo.com/mrss/","url":"http://4.bp.blogspot.com/_oqS7n0QEWXE/Sj-VwDBeHWI/AAAAAAAABE8/_iaMB4cer48/s72-c/affido_condiviso_riformato.jpg","height":"72","width":"72"},"thr$total":{"xmlns$thr":"http://purl.org/syndication/thread/1.0","$t":"0"}}]}});