4 aprile 2007

Regolamento degli aspetti economici (Proposta del Coordinamento al Parlamento)



REGOLAMENTO DEGLI ASPETTI ECONOMICI RELATIVI AL MANTENIMENTO DEI FIGLI.
Le Associazioni firmatarie chiedono che venga interpretata correttamente la legge :

“Il giudice individua il reddito “al netto delle imposte” conseguito da entrambi i genitori o che potenzialmente ogni genitore è in grado di produrre sulla scorta delle proprie potenzialità lavorative. A tal fine richiederà che venga presentata l’ultima dichiarazione dei redditi. Per i lavoratori dipendenti dovrà verificare l’omogeneità tra l’ultima dichiarazione fiscale e l’ultima busta paga al fine di rilevare eventuali cambiamenti reddituali (migliorativi o peggiorativi) rispetto all’anno precedente a cui fa riferimento la dichiarazione fiscale. Per i lavoratori autonomi il giudice in caso di dubbi sulla veridicità delle dichiarazioni presentate attiva una consulenza tecnica o un’indagine tributaria. Il giudice richiede i costi sostenuti dalla famiglia per il mantenimento dei minori e in assenza si atterrà a “Tabelle Ministeriali” che illustrino statisticamente il costo del figlio in Italia determinato dall’età del minore, dale risorse economiche dei genitori, delle dimenzioni del nucleo famigliare, anche ricostituito, e dal territorio geografico in cui risiede la famiglia. Il costo del figlio dovrà risultare dalla somma tra la quota fissa che ogni genitore sostiene nell’interesse del minore indipendentemente dai tempi di permanenza con lo stesso, e la quota variabile influenzata dai tempi di permanenza.

Nota (1)
Tale costo dovrà essere individuato da una commissione composta da esperti in economia e di statistica in concertazione con le associazioni di genitori.

Nota (2)
Si segnala a riguardo che l’università di Firenze ha già effettuato degli studi relativi al costo di un figlio in materia di separazione dei coniugi, con una ricerca finanziata dalla Regione Toscana.
Si chiede che questi dati siano acquisiti e valutati dalla commissione di studio.

Il giudice identifica i tempi di permanenza del minore con ciascuno dei due genitori decisi nella procedura di separazione, attribuendo un valore percentuale calcolato tra i tempi con un genitore e il tempo totale del minore.




La determinazione del “costo del figlio” è questione assai complessa. Benché siano le abitudini di spesa proprie di ogni singola famiglia a determinare l’effettiva spesa per i figli è innegabile che il “costo” dei figli dipenda in qualche modo dal reddito dalla famiglia stessa. Per questo in alcuni Paesi – quali gli Stati Uniti d’America – nei quali le questioni relative alla separazione sono approfonditamente studiate da molto tempo, esistono delle vere e proprie tabelle “ufficiali” per la determinazione del costo di un figlio in funzione del reddito.

Nel nostro Paese si risente gravemente della mancanza di analoghe tabelle che possano avere il valore di riferimento certo. Se da un lato uno fra i più autorevoli studiosi italiani in questo campo, il prof. F.Perali dell’Università di Verona, ha recentemente presentato una ricerca che stima il costo medio di un figlio di una fascia di età compresa fra 0 e 5 anni in 252 euro al mese, dall’altro uno studio condotto dall’Università di Firenze valuta la spesa per un bambino di 3 anni di età di una famiglia residente nel nord Italia con reddito complessivo di 5200€ in oltre 800€ mensili.

Tale enorme disparità di valori, che trova poi riscontro nella sorprendente varietà di provvedimenti disposti dai tribunali italiani, induce le scriventi associazioni a ritenere che l’istituzione di una commissione quale quella che qui si propone andrebbe non solo nella direzione auspicata anche nel già citato intervento della d.ssa Buttiglione, laddove si richiama la “necessità di cercare criteri più certi ai quali possano riferirsi gli avvocati prima, ed i giudici poi, quando devono decidere la “sorte economica”, ed a volte esistenziale, della famiglia in crisi”, ma costituirebbe anche un concreto strumento di disincentivazione del conflitto, in quanto fornirebbe una certezza di diritti e doveri in capo ad entrambi i genitori, determinati in base a criteri assolutamente oggettivi ed a parametri scientificamente determinabili.

Si intende determinare quale quota della spesa è sostenuta già direttamente da ognuno dei due genitori. Un interessante aiuto ci è offerti dalle tabelle elaborate dall’Università di Firenze, dove c’è una ripartizione della spesa totale per capitoli di spesa.



Innanzitutto notiamo come l’incidenza percentuale dei diversi capitoli di spesa non vari in modo significativo fra le età considerate (con l’eccezione delle spese di istruzione, che vengono però spesso gestite come “extra”)

È interessante osservare, con riferimento alla situazione dei figli di coppie separate, come alcuni capitoli di spesa non dipendano da quanto effettivamente i bambini stiano con un genitore o con l’altro: la casa, innanzitutto (entrambi i genitori - dovendo disporre di una casa adeguata ad ospitare i bambini - saranno costretti a sostenerne il costo indipendentemente dal fatto che poi effettivamente i bambini abitino più o meno a lungo con loro), ma anche le vacanze (essendo comunque garantito ad entrambi i genitori di potere trascorrere un periodo di vacanza con i figli) e in una certa misura gli svaghi (essendo la spesa per questi essenzialmente concentrata nei fine settimana, che sono comunque pressoché sempre equamente suddivisi). L’insieme di queste voci di spesa costituisce secondo le tabelle (che si basano su dati ISTAT) circa il 43-45% della spesa totale.

Altre voci di spesa sono da ripartire proporzionalmente ai tempi di permanenza dei bambini presso i genitori:
tipicamente le spese per l’alimentazione, per le utenze e per i trasporti, ma anche quelle per l’abbigliamento (anche in una casa nella quale soggiornano per periodi più brevi i bambini dovranno comunque disporre almeno dell’abbigliamento essenziale, che sarà tanto più significativo quanto più tali tempi si allungheranno e tenderanno verso il 50% del totale). Sempre secondo le tabelle l’insieme di queste voci “pesa” per circa il 48-49% del totale. Il restante 7-9% è costituito da spese per l’istruzione e per la salute; poiché in questi capitoli di spesa le voci più significative sono quelle che vengono generalmente computate a parte, la parte restante è assolutamente marginale rispetto al calcolo complessivo, e ciò permette di introdurre una ulteriore semplificazione:

- circa il 50% della spesa è indipendente dal tempo di permanenza dei bambini (sostenute pariteticamente da entrambi i genitori, casa, vacanza, svaghi);
- circa il 50% è proporzionale al tempo di permanenza (sostenuta da entrambi i genitori in base a questo)

Si chiede pertanto che venga riconosciuta la tutt’altro che trascurabile quota di mantenimento “diretto” che anche il genitore (eventualmente) non abitualmente convivente deve sostenere, per il semplice fatto di dovere garantire alla prole il soddisfacimento di alcuni bisogni primari (alloggio, alimentazione, vestiario….) o secondari (svaghi, vacanze…), e quantificabile in una quota variabile fra il 25 ed il 50% del costo del figlio.


I principi di determinazione del contributo al mantenimento cosi come enunciati dalla legge semplificano l’attività del magistrato il quale nell’esercitare la propria professione dovrà possedere tutte le componenti economiche, e non economiche (vedi tempi di permanenza), sopra citate
1. si deve individuare il “costo” dei figli (in base alle “attuali esigenze” ed al “tenore di vita … in costanza di convivenza con entrambi i genitori”), al netto delle spese scolastiche, sanitarie e straordinarie che, non potendo essere previste a priori, vanno suddivise, tra i genitori, nel momento in cui sorgono;
2. si deve ripartire tale “costo” fra i due genitori, proporzionalmente ai rispettivi redditi, determinando così quanto ognuno “deve” spendere per i figli;
3. si deve sottrarre ai valori ottenuti la quota che ogni genitore sostiene direttamente in virtù dei tempi di cura garantiti al minore;

Il principio di cui al succitato punto 3, non va assolutamente tralasciato, in quanto una eventuale inosservanza porterebbe ad una sottrazione di risorse economiche (per effetto del loro trasferimento da un genitore all’altro) che spettano di diritto al minore per il suo mantenimento e accudimento (pena il suo disagio) nei tempi di permanenza con l’eventuale genitore obbligato al “versamento”.

Il risultato (che sarà positivo per un genitore, negativo per l’altro) corrisponde allo “sbilanciamento” fra quanto ognuno dovrebbe pagare e quanto già effettivamente paga, e quindi all’eventuale assegno periodico da versare “al fine di realizzare il principio di proporzionalità”.
Semplifichiamo il ragionamento.
Ipotizziamo che il “costo” del figlio sia pari a €uro 400 (C); che un genitore (definito A) abbia un reddito pari a €uro 1.500 mensili (RA) e il genitore (definito B) abbia un reddito pari a €uro 1.000 (RB);

Il costo proporzionale (solo) al “reddito” del genitore A (CRA) corrisponde al seguente calcolo :

€uro 400 . (1.500 / 1.500 + 1.000 ) = €uro 240 – Costo sul Reddito di A (CRA)


Il costo proporzionale (solo) al “reddito” del genitore B (CRB) corrisponde al seguente calcolo:


€uro 400 . (1.000 / 1.500 + 1.000 ) = €uro 160 - Costo sul reddito di B (CRB)

Ora prima di passare al successivo calcolo soffermiamoci sulla considerazione che il costo di un figlio si suddivida in due componenti una “fissa” e l’altra “variabile” rispetto ai tempi di permanenza. Il costo della casa ad esempio è una componente fissa, ed entrambi i genitori lo sostengono nella stessa misura indipendentemente dai tempi di permanenza del minore presso ciascuno di essi. Tale costo è ovviamente nell’interesse del minore altrimenti ci si domanderebbe
dove dovrebbe andare a vivere quando sta con l’uno e/o con l’altro genitore. Nella stessa componente “fissa” rientra anche il costo sostenuto per le vacanze. I costi dell’abbigliamento, del vitto, delle utenze, dei trasporti, dell’igiene, rappresentano invece una componente variabile strettamente influenzata dai tempi di permanenza. E’ semplice comprendere che, se il minore resterà per 5 giorni con il genitore A , quest’ultimo sosterrà un costo proporzionale per assicurare il vitto, l’abbigliamento , l’igiene, i trasporti etc. ai 5 giorni che il minore trascorrerà con esso. Dobbiamo quindi individuare qual è la componente fissa (CF) e quella variabile (CV). Ipotizziamo che la componente fissa (riferita alla casa e alle vacanze), che ogni genitore sostiene nella stessa misura, indipendentemente dai tempi di permanenza (ma nell’interesse) del minore, sia pari €uro 160 (ovvero €uro 80 per ciascuno dei due genitori) e che la quota variabile sia invece pari a €uro 240 (CV). La quota variabile sarà influenzata dai tempi di permanenza che i minori avranno con ciascuno dei due genitori, e per poter calcolare la sua incidenza sul genitore A e sul genitore B,
ipotizziamo che i tempi di permanenza siano con il genitore A pari al 40% (TA) e con il genitore B pari al 60%.(TB) dell’intero tempo disponibile. Pertanto si otterrà il seguente risultato.




Abbiamo ora gli elementi per poter calcolare il Mantenimento diretto del genitore A (MA) quale somma del Costo Fisso (CF) e del Costo tempo (CTA) sostenuti da A e il Mantenimento diretto del genitore B (MB) quale somma del Costo Fisso (CF) e del Costo tempo (CTB) sostenuti da B che potremmo sintetizzare nella seguente formula :



A questo punto non abbiamo ancora finito, perché se è vero che ognuno dei due genitori sostiene €uro 80 per i costi fissi (CF) dell’abitazione e delle vacanza, e anche vero che tale costo avrà un incidenza inferiore sul reddito A (RA) e un incidenza superiore sul reddito (RB). In altre parole il genitore A avrà meno difficoltà a sostenere un costo fisso di €uro 80 su un reddito di €uro 1.500, mentre il genitore B sentirà un peso maggiore sul suo reddito che abbiamo detto è di euro 1.000. Se lasciassimo cosi le cose il minore avrà più agio con il genitore A e meno con il genitore B e tutto ciò pregiudicherebbe un rapporto paritetico con entrambi i genitori. Inoltre l’analisi dei due costi totali, fa nascere la considerazione che il genitore B, quello con un reddito di €uro 1.000, dovrà sostenere un costo di €uro 224, contro il genitore che avendo un reddito più elevato, ovvero di euro 1.500, sosterrà di riflesso €uro 176 e quindi meno. Il peso dei figli ricadrebbe sotto il profilo economico solo sul genitore B se non ci si adoperasse affinché il genitore A possa
contribuire, grazie alla sua maggiore disponibilità reddituale, ai costi richiesti dai figli nei maggiori tempi di permanenza con l’altro genitore, assicurando al tempo stesso il suo contributo proporzionale derivante dal proprio reddito.

A questo punto se il Costo proporzionale al reddito del genitore A (CRA) è di €uro 240 (sopra calcolato), il genitore A non può cavarsela pagando solo la quota di Mantenimento diretto di €uro 176 (MA), in quanto la Legge 54, abbiamo già detto, impone ad entrambi i genitori di mantenere la prole proporzionalmente ai propri redditi. Per raggiungere il criterio della proporzionalità, come voluto dal legislatore, ecco che il giudice dovrà stabilire un assegno perequativo (A.P.) che corrisponda alla differenza tra Costo proporzionale ai Redditi di A (CRA) e il Mantenimento diretto sostenuto da A (MA). Quindi:

CRA - MA = A.P.
€uro 240 - €uro 176 = €uro 64 – Assegno perequativo (A.P.) a favore dell’altro genitore
Possiamo arrivare allo stesso risultato semplificando in un'unica formula il metodo di calcolo
Dove
RA = è uno dei due genitori e indica il suo reddito
RB = è l’altro genitore e indica il reddito di questi
CF = la componente fissa del costo del figlio
CV = la componente varabile del costo del figlio
C = il costo del figlio, ovvero la somma di CF + CV
TA = è il tempo di permanenza del genitore il cui reddito è posto al numeratore del rapporto
Se il risultato sarà positivo il genitore A dovrà versare un assegno perequativo di tale entità al genitore B, se sarà
negativo sarà il genitore B a dover versare la stessa entità al genitore A.

In questo la l. 54 ci aiuta a percorrere la strada della proporzionalità tra i redditi dei genitori e i tempi di cura di entrambi affinché si possa dare certezza nel diritto dirimere ogni contestazione giudiziaria.

Per quanto attiene l’assegnazione della casa coniugale

Le Associazioni firmatarie chiedono che venga interpretata correttamente la legge :

“La casa coniugale dovrà essere assegnata nell’interesse dei figli, i quali ne usufruiranno con il genitore titolare della proprietà.
Qualora la casa coniugale sia in comproprietà tra entrambi i coniugi il regolamento della casa avverrà ponendo a carico del genitore che ne vorrà usufruire un indennizzo che potrà essere compensato con gli altri regolamenti economici scaturiti dalla separazione.
L’indennizzo,affinché sia considerato adeguato alla proprietà usufruita, non potrà discostarsi dai valori locali suggeriti dagli operatori del mercato delle locazioni immobiliari“

0 commenti:

Posta un commento

Partecipa alla discussione: lascia un tuo commento

Related Posts with Thumbnails

PARTECIPA!

[ FIRMA LA CARTA ETICA PER LA BIGENITORIALITA ]/