14 gennaio 2010

Non può chiedere il rimpatrio il papà che è stato poco presente



La Cassazione interviene a proposito di sottrazione internazionale di minori. Il rimpatrio del minore non può essere concesso se il genitore che lo chiede non ha esercitato il diritto di visita e non ha quindi partecipato alla vita del bambino.

Intervenendo ancora sul tema dei figli contesi la Cassazione (sentenza n. 252 del 12 gennaio 2010) a pochi giorni di distanza dalla sentenza della Corte di giustizia, ha fissato un altro importante paletto agli spostamenti dei figli fra i paesi d'origine dei genitori. In caso di sottrazione di minore, hanno in sostanza motivato i giudici di legittimità, il genitore non affidatario può pretendere il rimpatrio del figlio solo qualora abbia esercitato precedentemente con regolarità il «diritto di affidamento e di visita». Infatti in caso contrario, a tutela della situazione psicologica del bambino, il tribunale potrebbe legittimamente negare l'istanza. La prima sezione civile della Suprema corte ha accolto con rinvio il ricorso di una mamma che si opponeva al rimpatrio del figlio con il padre in Svizzera perché, aveva sostenuto la donna, l'ex convivente non aveva mai esercitato il diritto di visita e quindi non aveva partecipato alla crescita del figlio. I giudici italiani (il Tribunale dei minori di Milano) avevano accolto l'istanza di rimpatrio presentata dal padre che si era visto sottrarre il figlio dalla compagna molto tempo prima. Contro il decreto la donna ha fatto ricorso in Cassazione e lo ha vinto. Un verdetto senza appello quello pronunciato dal Collegio di Piazza Cavour che ha deciso nel merito «respingendo l'istanza di rimpatrio». Fra le preoccupazioni dei giudici milanesi, anche in virtù delle norme poste a garanzia dei minori dalla Convenzione dell'Aja dell'80 e quelle lussemburghesi dello stesso anno, c'era l'impatto psicologico del rimpatrio su un bambino che, di fatto, non ha mai visto il genitore che lo chiedeva. In proposito, si legge in sentenza, «è opportuno richiamare il contenuto delle due convenzioni, di Lussemburgo sull'esecuzione delle decisioni in materia di affidamento dei minorile e dell'Aja, sulla sottrazione internazionale dei minori». Differenti sono i caratteri e le finalità, «ma pure i presupposti delle due convenzioni: nel primo caso l'assunzione di un provvedimento di affidamento del minore anteriormente al trasferimento illecito o magari, successivamente, un provvedimento dichiarativo dell'illiceità dell'affidamento stesso; nel secondo, non è invece necessario alcun titolo giuridico di affidamento per il genitore».
Di Debora Alberici
Da: TGCOM

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